La forma e il contenuto

di Gianluigi Camera

Premessa

Nel ripercorrere la storia delle “Indicazioni Nazionali”, anche solo di quelle comparse nel 2004 (Ministro Moratti) e nel 2007 (Ministro Fioroni), viene in mente la tradizionale distinzione tra la “forma” (il testo ministeriale nella sua veste ufficiale) ed il contenuto (le differenti realtà delle tante scuole italiane chiamate nel tempo a dare concreta attuazione alle Indicazioni stesse.

E se anche Benedetto Croce nel parlare dell’opera d'arte nega la distinzione, perché nella realizzazione estetica i due termini si annullano e si fondono nell'unicità del prodotto in quanto il contenuto si fa forma e la forma è contenuto, non posso che persistere nella visione dicotomica. Anche perché, trattandosi di scuole non sempre ci troviamo di fronte a… realizzazioni artistiche.

Voglio sperare e auspicare con fiducia che il modello delle Nuove Indicazioni (N.I.) riesca a realizzare il pensiero di Croce…

Ma ciò potrà utopisticamente avverarsi a due precise condizioni:
- l'impegno convinto delle scuole singolarmente e in rete;
- l'impegno dell'Amministrazione a garantire la formazione generalizzata e obbligatoria e le condizioni di fattibilità.

L'impegno delle scuole senza quello dell'Amministrazione è destinato ad essere limitato e sporadico, alla lunga scoraggiante. Il solo intervento sulle strutture,senza la condivisione delle scuole è destinato a trasformarsi in spreco.

Dentro il testo delle N.I.

Molteplici sono gli spunti, meglio, le parole chiave che si possono trarre dalla lettura delle N.I.

Mi limito ad enunciarne alcune:
- Centralità della persona;
- Nuova cittadinanza;
- Costituzione;
- Competenze chiave;
- Sviluppo delle competenze;
- Obiettivi di apprendimento;
- Valutazione;
- Comunità educativa;
- Alfabetizzazione culturale;
- Ambiente di apprendimento, ecc.

Tutto ciò solo scorrendo la parte generale.

Nell'economia del presente articolo vorrei limitarmi a riflettere su una espressione chiave che caratterizza la struttura generale di queste Indicazioni in continuità con le precedenti del 2007 (Ministro Fioroni): la verticalizzazione dei curricoli in funzione della prevista verticalizzazione degli Istituti comprensivi (I.C.).
Occorre a questo punto aprire una breve parentesi. Gli I.C. nati nel lontano 1994 furono pensati per assicurare alle zone di montagna o comunque scarsamente popolate, laddove il basso numero di obbligati minacciava la presenza di ogni tipo di servizio scolastico, un polo scolastico sicuro, raggruppando sotto un unico Ufficio direttivo i segmenti di scuola materna, elementare e media.

L'idea fu sfruttata dal Ministro Gelmini nel 2011 per farne uno strumento generalizzato di taglio dell'organico di Presidenze/Direzioni e Uffici di Segreteria. È chiaro che accorpando Direzioni e Presidenze sino a un massimo di 1.000 alunni si poteva garantire un taglio di circa 3.200 Istituzioni a livello nazionale. L'idea originaria di salvaguardare la struttura scolastica nelle zone a rischio veniva utilizzata per intervenire a livello di risparmio di spesa pubblica.

Ciò detto, l'espansione delle strutture verticali si rilevò ben presto foriera di grandi potenzialità sul piano pedagogico. Caso unico, a mio modo di vedere, un espediente pensato prioritariamente per finalità di risparmio offrì l'occasione per ripensare alla costruzione di un percorso che accompagnasse gli alunni lungo tutto l'arco della fanciullezza e della preadolescenza. Un arco di tempo dai tre ai quattordici anni fondamentale per l'apprendimento e lo sviluppo dell'identità, nel quale si pongono le basi e si maturano le competenze indispensabili per continuare ad apprendere lungo l'intero arco della vita.

Intorno a questa idea forte sono state pensate le N.I. in cui le singole discipline vengono presentate in una successione di otto anni con una architettura scandita per “traguardi di competenze” e “obiettivi di apprendimento” in progressivo ampliamento e approfondimento.

La lettura del testo delle N.I. sottende la dimensione della verticalità per offrire ai collegi dei docenti l'opportunità, direi l’esigenza, di progettare insieme i percorsi.

Una bella occasione per un intervento organico e direi rivoluzionario in campo educativo: una sfida per il futuro che avrà esito positivo se si verificheranno alcune condizioni.

Il prerequisito fondamentale prevede che dirigenti, docenti, enti locali e famiglie siano convinti che la trasformazione delle attuali strutture in I.C. rappresenti un'occasione per ripensare ad una didattica partecipata e condivisa, dove i tre ordini di scuola siano chiamati a progettare insieme nell'interesse degli alunni.

Il pericolo è che i molti dubbi che attraversano tante realtà rimangano tali, velati da una rassegnata accettazione di una norma calata dall'alto; occorre invece che le incertezze siano risolte con una aperta discussione di territorio in cui siano protagonisti la comunità scolastica e gli enti locali.

Vanno superati l'inutile corporativismo e lo spirito di casta in cui talvolta un ordine di scuola teme la contaminazione dei colleghi degli altri ordini, o peggio, gli interessi di singoli e le ambizioni di ristretti gruppi che antepongono all'interesse generale il proprio tornaconto.

Nella costruzione degli I.C. in cui spesso viene messa in gioco la zonizzazione di ampie fasce di territorio, occorre superare il puro criterio numerico, l'accorpamento di scuole distanti allo scopo di raggiungere la prevista media di 1.000 alunni (che è appunto una media da non riferire alle singole unità). L'I.C. ideale è formato da plessi limitrofi che agiscono sull'utenza di un comune territorio, dove l'alunno entra a tre anni e a cui viene assicurata una formazione unitaria e continua sino ai quattordici anni da parte dei tre settori costituenti l'unico Collegio docenti.

Occorre, in sede di revisione del contratto di lavoro, che siano uniformati i criteri e gli impegni di servizio dei docenti delle tre fasce con particolare riguardo all'orario non di cattedra dedicato alla programmazione, al confronto, alla formazione, fattore decisivo quest'ultimo per la buona riuscita del progetto.

È infine necessario che il risparmio economico derivante dall'operazione di verticalizzazione, sia restituito alle scuole, per potenziare le strutture a disposizione, l'organico funzionale, i laboratori.

Solo così sarà possibile avvicinare “la forma” e il “contenuto” di cui ho parlato in premessa.