Un fil di fumo

di Gianluigi Camera

Alle ore 20 circa del 13 marzo un fil di fumo, o meglio un'esuberante nuvola bianca ha dato al mondo un segno.
La linea di questo Notiziario non commenta, per tradizione, avvenimenti religiosi e politici; si limita ad occuparsi di scuola e di tutto ciò che attiene al mondo dell'educazione.

Anche in questo caso non voglio andare al di là del nostro limitato campo di osservazione: altri più autorevoli di me potranno commentare questo eccezionale avvenimento e trarne i più favorevoli auspici.
Mi preme, come uomo di scuola, soffermarmi su un particolare, forse banale, ma che può rivelarsi come metafora pedagogica.

Nell'era dell'informatica, di twitter, degli Ipod, tutto il mondo è rimasto sospeso in trepida attesa di un messaggio: un atteggiamento fatto di ansia, di commozione, di desiderio.
E un comignolo prima muto e poi traboccante ha sconvolto il pianeta.
Nessun altro mezzo avrebbe potuto con più eloquenza veicolare il messaggio.
Messaggio analogico e non digitale.
Messaggio anche rivolto alla scuola che si appresta ad attraversare il difficile guado che separa una didattica analogica da una didattica digitale.
Una didattica fatta di osservazioni, di esperienze tratte dalla vita reale, attraverso i sensi verso una didattica fatta di LIM e di tablet.

Il mio non vuol essere un atteggiamento apocalittico di condanna del nuovo che avanza e che non si deve e non si può fermare. Si tratta invece di stabilire un ordine sequenziale e una collocazione, tenendo conto della natura profondamente diversa dei due approcci.

La prima crede nella profonda e ineliminabile valenza di un percorso cognitivo che fa dell'esperienza reale il tramite primo della conoscenza; la seconda ritiene che il digitale possa offrire alla conoscenza un percorso facilitante, ne accorci i tempi, offra una pluralità di vie di accesso.

L'una e l'altra via offrono aspetti positivi alla condizione che la formazione del “simbolo”, traguardo vitale della scuola dell'obbligo, rispetti il primato dell'esperienza, dell'interazione concreta dell'essere umano con l'ambiente e la cultura viva e vera che lo circonda fisicamente.

La strumentazione informatica non può che essere un supporto, uno strumento, appunto, che non sostituisce ma integra e permette di “giocare” coi simboli acquisiti succhiando la linfa dalle radici che affondano nella concretezza del reale.

Vale ancora l'antico detto dell'empirismo tomistico: “Non vi è nulla nella mente che prima non sia passato attraverso i sensi”.