Conosci Torino? Una Volpe chiamata Vittorio

In occasione del terzo centenario dell’assedio di Torino del 1706, il nostro collaboratore Piergiuseppe Menietti ha ideato una fiaba sull’avvenimento e la ha proposta agli allievi della prima classe della Scuola Primaria «Federico Sclopis». Visto l’interesse suscitato dalla narrazione, la proponiamo in due puntate ai nostri lettori, anche perchè qualche insegnante potrebbe leggerla ai suoi allievi…UNA VOLPE CHIAMATA VITTORIOPrima puntata

C’era una volta, tanti anni fa, un bel ragazzo bruno che si chiamava Riccardo e che viveva a Torino. Non era nobile, ma sognava di diventare ufficiale nell’esercito del suo sovrano, il duca Vittorio Amedeo II. Riccardo era giovane, ma già da qualche anno era entrato alla corte come paggio del duca.

Nel palazzo viveva anche Giselda, una contessina bellissima, dai lunghi capelli biondi e dagli occhi azzurri come il cielo d’estate. Riccardo si era innamorato di lei e avrebbe voluto sposarla. Un giorno s’incontrarono sulla stretta scala di una torre: il paggio saliva e la contessina scendeva. Riccardo raccolse tutto il coraggio che aveva e le rivelò il suo amore. La fanciulla non parve molto stupita e disse:

L’avevo capito, anche tu mi piaci, ma il duca Vittorio Amedeo, di cui sono parente, impedirà sicuramente le nozze perchè tu sei di buona famiglia, ma non sei un nobile! – Ciò detto si asciugò una lacrima e continuò a scendere le scale a precipizio.

Il duca era un personaggio straordinario. Aveva vestiti modesti, non era molto bello, ma i suoi occhi brillavano di intelligenza e di coraggio. Era talmente astuto che lo chiamavano «Vittorio la volpe».

Aveva sposato la nipote del re Luigi di Francia, che era talmente ricco e potente da essere soprannominato il Re Sole. Luigi abitava in un castello bellissimo, a Parigi, e ripeteva a tutti:
– Voglio diventare il sovrano più potente del mondo.

Nel parco del castello c’erano lunghi viali circondati da alberi, che si specchiavano nei laghetti e nelle vasche delle fontane. Per entrare nell’edificio si saliva uno scalone molto grande e, alla porta, s’incontravano le guardie con le sciabole luccicanti. Le stanze del re erano meravigliose, piene di mobili lucidi, di lampadari e di quadri.

Un giorno il sovrano, con la corona in testa e con un abito finemente ricamato, era seduto sul trono e osservava la carta geografica del suo grande regno.

Sulla carta c’era anche un altro territorio, che il Re Sole guardava con invidia: lo stato del potente imperatore Leopoldo.
– Ah, se potessi avere qualcuna delle sue terre – sospirava il Re Sole – potrei diventare il sovrano più potente del mondo!

In quel momento il maggiordomo introdusse un messaggero, sudato per la lunga corsa che aveva fatto. L’uomo si inchinò profondamente, poi disse:
– Sire, vi annuncio la morte del re Carlo di Spagna!
– Povero Carlo – rispose il Re Sole – sapevo che era molto malato e che non aveva figli…

Poi guardò il primo ministro ed esclamò:
– Ora che il re Carlo è morto senza eredi, devo riuscire a impadronirmi del suo regno!

Mio nipote Filippo potrebbe essere il nuovo re di Spagna! E così io potrei diventare più potente dell’imperatore Leopoldo La regina scosse la testa e disse: – Luigi, lo sai che non sei solo al mondo. In questo momento l’imperatore Leopoldo starà pensando alla stessa cosa…è da tempo che cerca una corona per il suo secondogenito Carlo.
– Allora gli dichiarerò guerra e voglio che si allei con me il duca Vittorio Amedeo di Savoia, quel ragazzo che ha sposato mia nipote e che mi ha già combinato un sacco di guai.

Mentre il re di Francia prendeva le sue decisioni, a Torino Riccardo pensava intensamente al suo avvenire e aveva deciso di chiedere aiuto al suo amico Pietro, che era il figlio del mago più famoso del ducato. Pietro lo condusse nel laboratorio del padre. Il mago aveva una lunga barba bianca ed un vestito blu ancora più lungo.

La stanza era piena di grandi libri, di pentole dove bolliva chissà cosa, di distillatori dai quali uscivano gocce di liquidi di vari colori.
– Dunque, dunque – disse il mago accarezzandosi la barba. Poi guardò Riccardo, gli prese una mano e gliela immerse in una bacinella piena di una strana acqua verdastra; con un tubicino di vetro raccolse un po’ di quel liquido e lo guardò controluce.
– … vedo, vedo… che sei innamorato e che la tua bella ti sfugge… perchè, perchè… non sei un nobile. Poco male, diventerai un grande cavaliere, ti distinguerai per il tuo coraggio e il duca ti ringrazierà acconsentendo al matrimonio. Tieni questa pietra, è magica. Stringendola e dicendo la parola magica «stermastermà» potrai diventare invisibile e nessuno potrà ferirti con la sciabola e con un colpo di pistola… o di fucile. Ma sii saggio: potrai farlo una volta sola perchè, dopo l’uso, la pietra sparirà.

Il paggio Tommasino rientrò al palazzo in un momento delicato. Il duca Vittorio era in riunione con i suoi ministri e diceva con fermezza:
– Il Re Sole di Francia vuole che io sia suo alleato, ma non mi fido. Sarò costretto a schierare le mie truppe con le sue, ma prima o poi mi ribellerò e lo batterò sul campo di battaglia! Anzi, voglio che il mio esercito sia potenziato. I miei paggi dovranno smetterla di servirmi qui al palazzo: diventeranno ufficiali! Riccardo sentì il cuore battere forte forte:
– Ufficiale, sarò ufficiale nell’esercito del duca!

Così, per lui, iniziò una vita molto dura: lezioni, addestramenti, marce. Ma, dopo sei mesi, era un ufficiale perfetto e gli affidarono una compagnia di soldati.

Intanto la guerra era iniziata. Vita dura: lunghi trasferimenti, notti passate a dormire sotto la tenda sentendo la dura terra sotto la schiena, qualche scontro a fuoco. Così passarono due inverni e due estati. Alla sera, prima di dormire, Riccardo pensava a Giselda. E Giselda, intenta a ricamare nel palazzo di Torino, pensava a lui e aveva timore che potesse essere ferito…o peggio.

La notizia giunse all’accampamento in uno dei primi giorni di ottobre dell’anno 1703: finalmente la volpe chiamata Vittorio aveva abbandonato il Re Sole di Francia e, con la sua astuzia, era riuscita a passare dalla parte dell’Imperatore Leopoldo.

Cominciò un periodo ancora più duro, per Riccardo. L’esercito francese stava avanzando verso Torino, il Re di Francia voleva costringere il duca Vittorio Amedeo alla resa. Ogni tanto, quando temeva dei pericoli, Riccardo toccava la tasca dei calzoni e sentiva la durezza della pietra dell’invisibilità che gli aveva donato il mago.

(Piergiuseppe Menietti - segue...)