Editoriale

Il futuro è affascinante, stregato; il futuro è pieno di mistero e di tutto il possibile. La tecnologia ne fa parte, da sempre, e noi la sposiamo, un po’ consapevoli, un po’ ignoranti, un po’ inconsapevoli.

Qualcuno ha inventato la ruota un tempo, e oggi noi corriamo veloci sognando innovazioni sempre maggiori.

Queste mie righe riguardano proprio l’invenzione della ruota.

Nessuno si è preoccupato di cosa la ruota avrebbe portato nel mondo: esisteva un problema e quella era la soluzione: studi, tentativi non riusciti, fallimenti, sperimentazioni, fino alla riuscita.

Cosa ne è seguito? La sua condivisione. In tanti hanno imparato ad usarla e su di essa in tanti hanno fondato il proprio futuro: in tanti hanno ipotizzato un futuro che poggiasse sulla base solida del passato. La ruota è stata presa, studiata, condivisa e ne sono nate idee nuove, progetti che su di essa hanno fatto la loro fortuna, che oramai la davano per scontata.

I progetti si sono susseguiti, ognuno migliorando un’idea e condividendola.

Molte sono le persone che sono passate e ci hanno lasciato in eredità strategie, metodi e strumenti che ora ci permettono di sognare un domani pieno di prospettive e di voglia di fare.

Esiste anche la paura, la paura di non essere in grado di gestire questi strumenti, di non farne un buon uso, di non essere in grado di gestire il nostro passato.

Nelle scienze legate alla tecnica viene data per scontata l’esistenza di un passato e questo è tangibile e sotto i nostri occhi: il telefono cellulare, il computer, la lavatrice, i farmaci. Non ci si ferma a riflettere su come lo strumento sia nato, quali strategie esso ha in sè. Le contiene.

Il passato in esso non è un suo limite, ma la sua potenza, il suo futuro.

Non sempre il passato è così evidente e occorre talvolta fermarsi a riflettere se davvero oggi si stiano utilizzando strategie, strumenti che sono potenza o limite al nostro lavoro.

Nelle scienze umane in generale e in quelle pedagogiche in particolare, le idee, le eredità possono nascondersi e questo porta il nostro futuro a essere non potenza, ma limite, limite alla nostra conoscenza ed alle nostre possibilità di progettare strumenti e strategie per un domani ricco di prospettive e voglia di fare.

Il nostro passato ci rappresenta e la sua condivisione è il passaggio che garantisce l’esistenza del nostro futuro.

Siamo sicuri che la scuola sia consapevole del proprio passato e che oggi non stia reinventando la ruota?

Fabrizio Ferrari