Torna a fiorir la rosa

Ai primi di settembre sono giunte alle Scuole, dal Ministero della P.I., le nuove "Indicazioni per il curricolo".

Già col titolo si rilancia un termine - cur ricolo appunto - che, attinto dalla pedagogia anglosassone, ha costituito, sino alla riforma Moratti, una pietra miliare della cultura sco lastica nostrana degli ultimi decenni.

Curriculum, termine latino, passato alla pedagogia anglosassone, per poi ritornare nell'area culturale di origine, sta ad indicare un "percorso" pensato e realizzato dal bas so, in contrapposizione a "programma", norma ministeriale centralizzata, rigida, uniforme. È pur vero che, parallelamente, già i Programmi '85 avevano inserito l'atti vità di programmazione riservata alle scuo le allo scopo di adattare i principi nazionali alle realtà periferiche.

Si trattava, comunque, di una attività di traduzione, di riscrittura dei programmi in cui l'accento era pur sempre data alle deter minazioni ministeriali.

Inoltre, l'istituto dell'Autonomia, nella sua specificità di autonomia didattica e di ri cerca, senza eliminare lo scenario dei riferi menti ministeriali, avrebbe dovuto costitui re l'ossatura perchè la responsabilità delle scuole si potesse esprimere, attraverso i POF, disvelando le proprie potenzialità sul piano della progettazione e dell'innovazio ne didattica. Diciamo che le scuole sono piuttosto ignare di tutto ciò e che poco è sta to fatto, da chi di dovere, per aiutare a sca vare nelle potenzialità dell'Autonomia. Da più parti si è pur fatto notare che la nostra scuola, a differenza di quanto avviene nel mondo anglosassone, si trova, per ragioni storiche e culturali a gestire un difficile equi librio tra le competenze ministeriali (oggi le Indicazioni, ieri i Programmi) e la spinta au toctona delle varie realtà. Nè è pensabile e Ai primi di settembre sono giunte alle Scuole, dal Ministero della P.I., le nuove "Indicazioni per il curricolo".

Già col titolo si rilancia un termine - cur ricolo appunto - che, attinto dalla pedagogia anglosassone, ha costituito, sino alla riforma Moratti, una pietra miliare della cultura sco lastica nostrana degli ultimi decenni.

Curriculum, termine latino, passato alla pedagogia anglosassone, per poi ritornare nell'area culturale di origine, sta ad indicare un "percorso" pensato e realizzato dal bas so, in contrapposizione a "programma", norma ministeriale centralizzata, rigida, uniforme. È pur vero che, parallelamente, già i Programmi '85 avevano inserito l'atti vità di programmazione riservata alle scuo le allo scopo di adattare i principi nazionali alle realtà periferiche.

Si trattava, comunque, di una attività di traduzione, di riscrittura dei programmi in cui l'accento era pur sempre data alle deter minazioni ministeriali.

Inoltre, l'istituto dell'Autonomia, nella sua specificità di autonomia didattica e di ri cerca, senza eliminare lo scenario dei riferi menti ministeriali, avrebbe dovuto costitui re l'ossatura perchè la responsabilità delle scuole si potesse esprimere, attraverso i POF, disvelando le proprie potenzialità sul piano della progettazione e dell'innovazio ne didattica. Diciamo che le scuole sono piuttosto ignare di tutto ciò e che poco è sta to fatto, da chi di dovere, per aiutare a sca vare nelle potenzialità dell'Autonomia. Da più parti si è pur fatto notare che la nostra scuola, a differenza di quanto avviene nel mondo anglosassone, si trova, per ragioni storiche e culturali a gestire un difficile equi librio tra le competenze ministeriali (oggi le Indicazioni, ieri i Programmi) e la spinta au toctona delle varie realtà. Nè è pensabile e Ai primi di settembre sono giunte alle Scuole, dal Ministero della P.I., le nuove "Indicazioni per il curricolo".

Già col titolo si rilancia un termine - cur ricolo appunto - che, attinto dalla pedagogia anglosassone, ha costituito, sino alla riforma Moratti, una pietra miliare della cultura sco lastica nostrana degli ultimi decenni.

Curriculum, termine latino, passato alla pedagogia anglosassone, per poi ritornare nell'area culturale di origine, sta ad indicare un "percorso" pensato e realizzato dal bas so, in contrapposizione a "programma", norma ministeriale centralizzata, rigida, uniforme. È pur vero che, parallelamente, già i Programmi '85 avevano inserito l'atti vità di programmazione riservata alle scuo le allo scopo di adattare i principi nazionali alle realtà periferiche.

Si trattava, comunque, di una attività di traduzione, di riscrittura dei programmi in cui l'accento era pur sempre data alle deter minazioni ministeriali.

Inoltre, l'istituto dell'Autonomia, nella sua specificità di autonomia didattica e di ri cerca, senza eliminare lo scenario dei riferi menti ministeriali, avrebbe dovuto costitui re l'ossatura perchè la responsabilità delle scuole si potesse esprimere, attraverso i POF, disvelando le proprie potenzialità sul piano della progettazione e dell'innovazio ne didattica. Diciamo che le scuole sono piuttosto ignare di tutto ciò e che poco è sta to fatto, da chi di dovere, per aiutare a sca vare nelle potenzialità dell'Autonomia. Da più parti si è pur fatto notare che la nostra scuola, a differenza di quanto avviene nel mondo anglosassone, si trova, per ragioni storiche e culturali a gestire un difficile equi librio tra le competenze ministeriali (oggi le Indicazioni, ieri i Programmi) e la spinta au toctona delle varie realtà. Nè è pensabile e Ai primi di settembre sono giunte alle Scuole, dal Ministero della P.I., le nuove "Indicazioni per il curricolo".

Già col titolo si rilancia un termine - cur ricolo appunto - che, attinto dalla pedagogia anglosassone, ha costituito, sino alla riforma Moratti, una pietra miliare della cultura sco lastica nostrana degli ultimi decenni.

Curriculum, termine latino, passato alla pedagogia anglosassone, per poi ritornare nell'area culturale di origine, sta ad indicare auspicabile, oltre che illegittimo, sul piano giuridico, un annullamento della voce del Centro per rivendicare le specificità del ter ritorio. Le norme del rinnovato titolo V della Costituzione, all'articolo 117, riservano allo Stato: "le norme generali sull'Istruzione" e i "livelli essenziali delle prestazioni" e ciò per garantire a tutti gli stessi diritti formativi, su un territorio quale il nostro, così vasto e dif- ferenziato.

In buona sintesi, il curricolo chiama in causa, in modo più diretto e consapevole, il protagonismo delle scuole pur ribadendo la specificità italiana della ricerca di un equili brio tra orizzonti generali e competenze del le scuole. Lo stesso termine "Indicazioni", pur adombrando la prescrittività della voce ministeriale (ad es. le indicazioni stradali non sono un optional lasciato alla discrezio ne del cittadino), presuppone: "... un testo aperto che la Comunità professionale è chiamata ad assumere e a contestualizzare elaborando spe cifiche scelte relative a contenuti, metodi, orga nizzazione e valutazione..." (dal testo ufficiale delle Indicazioni).

Ricompare nel testo il termine "Collegia lità" come espressione di una rivalutata "Comunità scolastica" in cui la libertà didat tica dei singoli docenti trova il suo limite ed insieme il suo più adeguato terreno di coltu ra. La progettazione curricolare, parte del POF, è lavoro collegiale; gli apporti dei sin goli, indispensabili e arricchenti, vanno me diati e armonizzati con uno sforzo di sintesi non sempre facile e scontato. Da qui nasce l'esigenza di una regia intelligente e saggia, compito specifico del Dirigente, nella sua veste di leader pedagogico. È questo il suo compito più delicato e importante, anche se le sempre più cogenti incombenze burocra tiche tendono a relegarlo nella parte amorfa del burocrate. La libertà didattica riprende rà il suo ruolo di protagonista nella didattica d'aula e di laboratorio, luogo privilegiato della relazione educativa.

Altro termine risuscitato: "alfabetizzazio ne culturale" intesa, ad una prima analisi, come strumentalità di base, come fonda mento indispensabile per l'apprendimento dei linguaggi delle discipline, il cui appro fondimento procederà gradualmente negli anni. Questa importante dimensione della alfabetizzazione, temo, possa dar origine ad una prima forma di fraintendimento sul versante del nozionismo. E ciò a giudicare da come si sono espressi i mass media oltre ad alcune non troppo felici espressioni del Ministro.

Strumentalità di base è invece quanto di più lontano possa concepirsi dal nozioni smo; è conquista delle chiavi interpretative per accedere all'epistemologia della disci pline. Tale appunto il meccanismo della letto/scrittura, gli algoritmi matematici, le coordinate dello spazio e del tempo ecc... Ma fin dalla scuola primaria l'alfabetizza zione non va disgiunta dalla dimensione che direi "ontologica" della cultura. Il che si gnifica che l'acquisizione dei meccanismi dei linguaggi non avviene "in vitro" ma in continua interazione con l'esperienza del reale e del sociale in cui siamo immersi. Se le discipline sono modi diversi di interpretare la realtà, l'acquisizione delle strumentalità di base non potrà avvenire al di fuori di essa.

Ma un secondo e più ambizioso livello è sotteso al concetto di alfabetizzazione cultu rale: quello di concepire le discipline come linguaggi per esprimere quello che la società e il mondo ci comunicano e per dar voce a quello che noi pensiamo del mondo. Qui en tra in gioco l'interdisciplinarità finalizzata a "...trovare interconnessioni e raccordi fra le in dispensabili conoscenze disciplinari e a formula re in modo adeguato i problemi complessi posti dalla condizione umana nel mondo odierno...".

Una importante sottolineatura è posta sul tema della valutazione che va ben al di là della tradizionale e pur necessaria valuta zione degli alunni, per estendersi, finalmen te anche in Italia, alla valutazione del siste ma scuola. Valutazione intesa nella duplice dimensione della valutazione esterna a cura dell'INVALSI e di autovalutazione a cura delle scuole stesse per promuovere una ri flessione seria e partecipata verso un conti nuo miglioramento.

In questo senso, la nostra Associazione ha recentemente promosso e messo a punto una ricerca/azione sulla qualità della pro fessione docente. Durante questo anno sarà sperimentata presso alcune scuole della no stra provincia. In seguito sarà messa a dis posizione di tutte le scuole interessate.

Le nuove Indicazioni, come è noto, ven gono proposte alle scuole per una sperimen tazione biennale.

La loro provvisorietà accresce le poten zialità dell'autonomia, offre un'occasione di impegno critico e creativo, stimola i collegi e la comunità scolastica tutta a continuare a credere nella scuola.

Gianluigi Camera