Un esercito sottopagato senza comandanti

di Gianluigi Camera

Della legge 107/15 di Riforma della scuola tanto si è scritto nel bene e nel male. E altrettanto degli otto Decreti Legislativi che hanno visto la luce nel mese di maggio u.s. Alcune critiche hanno avuto il sapore di manifesti strumentali di una vecchia scuola, chiusa in sé, sostenuta da slogan di sindacati di minoranza volti a salvaguardare lo status quo di una classe docente che fatica a guardar lontano: vedasi l'appellativo di “preside - sceriffo” o l'espressione di “deportazione di massa” per descrivere la situazione obiettiva del paese che conta molti docenti al sud e molti alunni al nord.

Di contro, alcune innovazioni salutate con almeno sufficiente positività all'inizio, si sono dimostrate col tempo controproducenti. Ne cito una: il bonus di 500 euro dato ai singoli docenti ai fini della formazione. Sarebbe auspicabile una attenta analisi su come sono stati spesi o non spesi, sui meccanismi di autorizzazione e, soprattutto su quali vantaggi abbiano apportato sull'innalzamento della professionalità docente. Col senno di poi potremmo affermare che meglio sarebbe stato assegnare l'intera somma alle singole scuole o reti di scuole da utilizzare unicamente per attività di formazione in servizio generalizzata e obbligatoria, come peraltro previsto dalla stessa legge di Riforma. Tutto ciò premesso, ritengo che nel complesso la Riforma abbia rappresentato un passo avanti nel panorama statico della scuola italiana. Valga per tutti l'introduzione dell'organico potenziato che, se nel tempo riuscirà a garantire forze aggiuntive congrue coi progetti di istituto - cosa che oggi non è -, potrà costituire un valido presidio educativo.

Restano da sottolineare due problemi che non appartengono propriamente alla Riforma, ma ne costituiscono il presupposto, la condizione perché la Riforma stessa possa prendere corpo. Alludo al rinnovo del contratto della scuola e alla copertura delle troppe sedi dirigenziali scoperte negli istituti di ogni ordine e grado. Relativamente al primo punto non mi resta che auspicare che l'anno scolastico che sta per iniziare sia finalmente foriero del giusto riconoscimento economico per tutto il personale della scuola, dagli operatori scolastici ai dirigenti. Va da sé che il nuovo contratto dovrebbe meglio normare, a fronte di un congruo riconoscimento economico, la disciplina delle attività funzionali alla docenza, dalla formazione alla partecipazione agli OO.CC, dalla progettazione ai tanti impegni non di cattedra, al presente lasciati alla decisione dei Collegi o al volontariato.

Ma ancor più grave, esiziale oserei dire, è lo scandalo delle sedi dirigenziali vacanti affidate in Reggenza di cui le ultime proteste dei Capi di istituto si sono fatte autorevoli portavoci. Tra sedi scoperte, sedi sottodimensionate e quindi non aventi titoli ad essere ricoperte e sedi occupate da dirigenti a metà servizio per la Reggenza del titolare, il 30% circa delle istituzioni scolastiche italiane funziona a scartamento ridotto. Uno scandalo che copre un malcelato risparmio: una Reggenza costa allo Stato 9.000 euro lordi all'anno, lo stipendio lordo di un dirigente 50.000; un risparmio di 41.000 euro all'anno!

Viene da pensare alla scuola che si appresta ad attuare la Riforma come ad un esercito di sottopagati, privo di comandanti.