Verso la rendicontazione sociale

di Fabrizio Ferrari

Articolo pubblicato su "La Rivista dell'Istruzione", n.3/2017, pp.47-51, Edizione Maggioli, Rimini.

In un precedente contributo su questa stessa rivista ("La Rivista dell'Istruzione", n. 1-2/2015) ho avuto modo di introdurre la rendicontazione sociale chiarendo il valore di questo documento sia nella governance virtuosa delle istituzioni scolastiche, sia nella capacità di gettare le fondamenta del dialogo nella comunità scolastica.

Vedremo ora come sia possibile avvicinarsi alla rendicontazione sociale sviluppando un percorso organico e di significato, evidenziando il ruolo degli stakeholder, i principi e i criteri del documento, e gli aspetti che dovranno essere affrontati.

Partiamo dalla condivisione del significato di stakeholder e accountability: parliamo di accountability se ci riferiamo alla capacità di rendicontare pubblicamente gli obiettivi raggiunti e le modalità con cui le risorse assegnate sono state utilizzate per raggiungere quegli obiettivi, assumendosi la responsabilità delle ricadute di questi anche oltre il proprio contesto di riferimento; parliamo di stakeholder quando ci riferiamo ai cosiddetti portatori di interessi, ovvero tutti coloro i quali condizionano e sono condizionati dalle istituzioni scolastiche partecipando al processo di creazione del valore e al raggiungimento degli obiettivi per cui le risorse assegnate a titolo economico, culturale, intellettuale, di tempi, di persone e di tecnologia sono state utilizzate.

Il riferimento normativo che chiede la rendicontazione sociale oscilla tra obbligo e discrezionalità per le scuole. Obbligo se racchiudiamo anche la scuola tra le amministrazioni pubbliche: lo stabilisce la direttiva del 2006 in materia di rendicontazione sociale delle amministrazioni pubbliche a firma del Ministro Mario Baccini; discrezionalità se ci riferiamo al D.P.R. 80/2013 “Sistema Nazionale di Valutazione” dove, successivamente al rapporto di autovalutazione e al piano di miglioramento, è prevista nel 2019 la rendicontazione sociale dei risultati raggiunti in relazione alle azioni di miglioramento messe in campo sulla base della autovalutazione di istituto.

Il primo problema da porsi è: come recuperare le informazioni necessarie? Sicuramente i molteplici documenti attraverso cui la scuola si presenta sono di grande aiuto: pensiamo al PTOF, così come al RAV…, senza dimenticare tutti i dati statistici e informativi presenti al SIDI. Occorre però andare oltre e cercare di intercettare anche tutte quelle informazioni che in modo non formale vengono dette in luoghi non istituzionali e che costruiscono la reputazione della scuola al di fuori delle sue mura ma all'interno della comunità di riferimento. Per questo sono fondamentali i questionari di percezione in grado di raccogliere le molte informazioni da utilizzare successivamente.

Un successivo aspetto da affrontare sono i destinatari del nostro documento, ovvero gli stakeholder. Non dobbiamo dimenticare che tra i motivi più importanti per cui rendicontare l'attività della scuola è di avviare un dialogo tra scuola e società proprio attraverso il documento di rendicontazione sociale. Infatti nella scuola è imprescindibile un approccio alle decisioni che tenga conto dei molteplici interessi che devono convergere per un fine comune, ma che inevitabilmente possono presentare un potenziale di conflittualità. Il richiamo è anche agli organi collegiali, nati con i decreti delegati del 1974 e rivisti come ora li conosciamo nel 1999 con l’allora ministro Luigi Berlinguer.

Occorre qui fermarsi a riflettere su quale sia il valore nella prospettiva degli stakeholder e se questo valore sia da misurare in termini accademici oppure se assume altre configurazioni di carattere relazionale, sociale o di cittadinanza. In termini astratti occorre garantire un minimo prestazionale e di risultato a tutti gli stakeholder, per attrarli e creare un contesto educativo e formativo di alto profilo. Il numero degli stakeholder è già di per sé un dato che ci comunica la qualità della nostra azione educativa e formativa.

Bisogna superare un finalismo individuale dell'istituzione e proporre in quest'ottica un finalismo allargato, prendendo in considerazione gli interessi, i diritti e le aspettative di coloro che sono influenzati e che possono influenzare il conseguimento degli obiettivi, ampliando la mappa degli interlocutori per i quali creare e ai quali distribuire valore e benessere.

Il pericolo, reale, in quest’ottica è che ogni scuola arrivi a una sua “etica” particolare, di comodo o di immagine. Intervengono in questo caso i valori della Costituzione e le leggi dello Stato cui ogni scuola pubblica, o di servizio pubblico, deve attenersi per correggere eventuali derive.

Per arrivare a comprendere quali siano i nostri stakeholder di riferimento e quali siano le possibilità di dialogo e di coinvolgimento occorre quindi graduarli sviluppando un’accurata analisi della loro salienza secondo il loro potere, legittimità e urgenza, per poi dividerli in primari e secondari.

Gli stakeholder primari sono quelli senza il cui apporto la scuola non sarebbe sostenibile: studenti, famiglie, insegnanti, personale ATA, finanziatori, Ministero, la comunità locale …; gli stakeholder secondari sono gli altri gruppi che influenzano o possono essere influenzati dalla realizzazione degli scopi dell’organizzazione: altre istituzioni pubbliche, associazioni …

L'analisi della salienza secondo potere legittimità e urgenza mette in evidenza come relazionarsi con la comunità scolastica, istituzioni, enti e associazioni, realtà finanziatrici, territorio…

Per inserire opportunamente gli stakeholder all’interno del diagramma di Eulero-Venn rappresentato in figura e comprenderne la dimensione dei singoli stakeholder all’interno della scuola, così come l’influenza da loro esercitata anche in relazione alle finalità e ai risultati raggiunti, possono esserci d’aiuto alcune semplici domande:

Qual è la legittimazione che ha questo stakeholder nel chiedere e ottenere dalla scuola?

Qual è il potere, in termini economici e di influenza, che ha questo stakeholder sulla scuola?

Qual è l’urgenza che questo stakeholder può avanzare nella soddisfazione delle sue richieste alla scuola?

Rispondere a queste tre semplici domande ci permette di valutare con correttezza la salienza dei soggetti e comprendere come l’istituzione scolastica deve porsi nei loro confronti, nonché il loro ruolo all’interno del documento di rendicontazione sociale.

Vediamo ora quali possano essere i principi o criteri su cui basare lo sviluppo del documento, principi da tenere sempre presenti e necessari per guidare l’azione delle scuole.

Chiarezza: la rendicontazione sociale non è un documento per gli addetti ai lavori, è destinato anche agli stakeholder esterni alla scuola; parla a tutti, anche a coloro che i linguaggi tecnico, scientifico o della burocrazia e della didattica non li parlano. Particolare attenzione pertanto deve essere dedicata alla forma e alle parole da usare: evitare acronimi quali PAI, PTOF, RAV, PdP …, usare termini chiari, semplici e comprensibili, spiegare quelli più specifici senza dilungarsi troppo.

Coerenza: la rendicontazione sociale presenta i risultati raggiunti di uno o più anni di lavoro e di impiego di preziose risorse. Occorre pertanto prestare attenzione alla progettazione da cui la scuola è partita, dalla mission assunta per il proprio operato, dagli obiettivi prefissati, per offrire agli stakeholder un nesso coerente tra punto di partenza, processo di lavoro e risultati raggiunti.

Completezza: il documento deve contenere tutte le informazioni utili e necessarie per consentire agli stakeholder di valutare gli obiettivi raggiunti in relazione alle risorse assegnate e alla progettazione sviluppata. I risultati sono esplicitati in riferimento alle ricadute sociali, economiche e ambientali e secondo i principi di neutralità dei fini.

Inclusione: attenzione particolare deve essere data sia alla mappatura di tutti i portatori di interessi, sia alle motivazioni per cui l’istituzione è chiamata a dialogare con loro: studenti, genitori, docenti e personale ATA, associazioni, enti del territorio o istituzionali..., tutti devono essere inclusi e tenuti in considerazione nella redazione del documento; se ci sono esclusioni, queste vanno motivate in modo chiaro ed esplicito.

Rilevanza: le attività, i processi sviluppati per arrivare ai risultati sono scelte di cui ci si assume la responsabilità e in grado di influenzare le valutazioni e le decisioni degli stakeholder. Tutto quanto è rilevante, importante o in grado di orientare le valutazioni di coloro i quali sono i destinatari finali del documento, deve essere esplicitato in modo chiaro e dettagliato.

Periodicità: la rendicontazione sociale deve essere prevista nel lungo periodo attraverso pubblicazioni regolari, sistematiche e tempestive; non può essere una pratica prevista occasionalmente, ma deve svilupparsi di anno in anno per costruire relazioni con gli stakeholder e corrispondenza tra attività pianificate, risorse disponibili e risultati raggiunti.

Trasparenza: il procedimento di rilevazione e recupero delle informazioni e dei risultati deve essere esplicito e chiaro al lettore; bisogna essere trasparenti nel collegare le scelte fatte con le risorse assegnate e i risultati raggiunti, con particolare attenzione alla logicità del discorso e dei collegamenti.

Veridicità: la rendicontazione sociale deve fornire informazioni facilmente verificabili, veritiere sia in riferimento a risultati positivi, sia negativi e basate su principi di neutralità dei fini. In particolare su questo ultimo aspetto bisogna tenere presente che la rendicontazione sociale non deve celebrare la scuola, ma deve pubblicare e comunicare tutti i risultati anche se non rispondenti alle attese o inferiori alle aspettative degli stakeholder. Sarà il documento stesso a giustificare le negatività così come le positività. Se non si assume questo punto di vista, meglio non intraprendere il percorso.

Abbiamo visto finora quali siano stati gli aspetti fondamentali da tenere presenti nella redazione del documento finale e le motivazioni per cui occorre pensare al documento all’interno dell’attività della scuola, ma quali sono i tempi di pubblicazione?

La rendicontazione sociale deve essere immediata, ovvero non deve passare troppo tempo tra la chiusura dell'anno scolastico e la sua pubblicazione per non perdere rilevanza e significato nella valutazione dell'azione della scuola e nel coinvolgimento degli stakeholder. Esattamente come avviene nelle migliori prassi educative la valutazione non può essere distante dalla verifica, pena la perdita di senso della prima.

Vediamo ora una possibile struttura del documento anche in continuità con quanto previsto e raccolto da RAV e PdM all’interno del Sistema Nazionale di Valutazione.

Identità della scuola

Il primo passo da affrontare è raccogliere tutte le informazioni che caratterizzano l’identità della scuola. In questo passaggio il Rapporto di Auto Valutazione può essere d’aiuto.

Quali sono i valori di riferimento, la mission della scuola identificata attraverso i suoi documenti quali il PTOF, il regolamento d’Istituto, il contratto educativo di corresponsabilità Scuola-Famiglia, il Codice Etico...? Quali sono gli obiettivi e perché sono stati scelti? Come vengono destinate le risorse e su quali processi, attività o progetti vengono investite?

Sono tutte domande utili per aiutare a individuare l’identità della scuola e la sua Vision progettuale. Accompagna questo momento un'elencazione delle risorse umane, tecnologiche e materiali a disposizione sulle quali è possibile contare per raggiungere gli obiettivi.

Non vanno elencate qui le risorse economiche perché avremo uno spazio a parte in un secondo momento.

Relazione di scambio sociale

Questa parte è la più importante e richiede molta attenzione. La scuola infatti consuma molte risorse pubbliche e i suoi risultati non sono facilmente misurabili in termini concreti e nel breve periodo. La conoscenza, la capacità di mettersi in gioco, le competenze apprese, l’apporto sociale in termini di allontanamento del disagio ed educazione alla cittadinanza attiva e responsabile sono dati di lungo periodo e difficili da misurare nell’immediato.

Ecco quindi lo stabilirsi di una relazione tra le risorse a disposizione e le azioni d’istituto, guidate da una visione progettuale e concretizzata da attività che stabiliscano una relazione tra gli investimenti pubblici e la capacità di utilizzarli per rispondere agli ideali di una società migliore, composta da cittadini attivi, consapevoli e responsabili, come ben esplicitato dal nostro quadro costituzionale.

Tutte le azioni volte a costruire una scuola dove si contrasta il disagio e si promuovono le eccellenze, si coinvolgono gli studenti e le famiglie in attività istituzionali e non, si promuovono la cittadinanza attiva e lo sviluppo del senso civico, nonché la tutela e il rispetto dell’ambiente, fanno parte di questo capitolo.

Come abbiamo visto la rilevanza tra queste azioni e l’impianto progettuale devono manifestare coerenza e continuità.

Il governo delle risorse

Qui inseriamo le risorse economiche a disposizione e le modalità di investimento scelte, seguendo le indicazioni ministeriali dei modelli di conto economico, accompagnandoli da brevi spiegazioni utili a rendere chiaro, anche a coloro i quali non hanno gli strumenti per leggere un bilancio economico, quali siano le risorse a disposizione e quali quelle investite e dove. Sarebbe opportuno riuscire a presentare entrate ed uscite su anno scolastico, invece che su anno solare, in modo da dare organicità di lettura e migliore comprensione dell’azione della scuola.

I risultati raggiunti

Infine i risultati raggiunti secondo principi di neutralità dei fini e di veridicità già visti in precedenza.

Vengono qui messi in evidenza i risultati accademici degli apprendimenti come rilevati dall’istituto al suo interno con prove di verifica standardizzate negli anni e come rilevati a livello nazionale dall’agenzia INVALSI.

Può essere utile inserire in questa sezione anche una rilevazione di gradimento delle attività svolte dalla scuola attraverso questionari di percezione per mettere in rilievo soddisfazioni e criticità, anche per ulteriori e opportune azioni da dettagliare nel Piano di Miglioramento richiesto dal Sistema Nazionale di Valutazione.

In queste poche pagine ho cercato di rendere al meglio il modello di riferimento messo a punto con le scuole dall’esperienza di sei anni di guida nella redazione della rendicontazione sociale.

Il modello proposto è “Bottom-Up”, ovvero parte dal basso, dalla concreta attività ed esperienza fatte dalle scuole per arrivare a un impianto teorico applicabile perché sperimentato e progettato dalle istituzioni scolastiche stesse.