Il cavallo di battaglia della formazione

di Gianluigi Camera

Stampa e mass media hanno dato voce, ad inizio d’anno, al non indifferente problema degli spostamenti di docenti, al ritardo delle nomine, al non rispetto della continuità didattica. Problemi seri, gravi, in parte ancora irrisolti e destinati a protrarsi nel tempo. Poi il silenzio, come se null'altro ci fosse da documentare nel mondo della scuola.

Eppure alcune grosse novità si sono verificate in campo educativo in questo primo quadrimestre di attività. E non tutte negative, anzi qualcuna decisamente positiva. Alludo al Piano triennale di formazione dei docenti (2016/2019) previsto dalla legge sulla Buona Scuola e totalmente ignorato perché forse positivo e difficile da strumentalizzare. Il Piano fu annunciato l'ottobre scorso dall'allora Ministra Giannini ed è ora in fase di primo impatto nelle nostre Istituzioni. Si legge nel Comunicato stampa ministeriale: “La qualità dell'istruzione non può mai prescindere da quella dei docenti. Proprio per questo le aspettative nei confronti dei docenti sono molto alte. Ci aspettiamo che abbiano una profonda conoscenza di ciò che insegnano che siano appassionati che sappiano coinvolgere gli studenti, che sappiano rispondere ai loro differenti bisogni che promuovano l'inclusione e la coesione sociale…”. Il Piano finanziato complessivamente con 1 miliardo e 400 milioni nel triennio è rivolto ai 750.000 docenti e ai dirigenti delle scuole di ogni ordine e grado per i quali la formazione diventa, come previsto dalla legge, obbligatoria, permanente e strutturale. Finalmente una presa di posizione sicura per superare l'ambiguità contrattuale, frutto di un compromesso tra i pochi soldi offerti ai docenti ed il ridotto impegno richiesto.

Il Piano prevede nove priorità nazionali da perseguire nel triennio: Lingue straniere; Competenze digitali e nuovi ambienti per l'apprendimento; Scuola e lavoro; Autonomia didattica e organizzativa; Valutazione e miglioramento; Didattica per competenze e innovazione metodologica; Integrazione competenze di cittadinanza e cittadinanza globale; inclusione e disabilità; Coesione sociale e prevenzione del disagio giovanile. Da notare la presenza di importanti tematiche educative che vanno ben al di là dei contenuti disciplinari.

Lo sviluppo del piano presuppone il coinvolgimento di più settori dell'Amministrazione scolastica, dal Ministero che fornisce la cabina di regia generale e che valuterà i risultati raggiunti, all'Ufficio scolastico regionale che coordinerà la gestione generale del piano della regione, alle Reti di scuole che coordinate da una scuola Polo coinvolgeranno gruppi di istituti e scuole singole. Ogni docente si doterà di un piano individuale di formazione che entrerà a far parte di un portfolio digitale atto a documentare nel tempo gli aspetti più salienti della propria professionalità. Il Documento ministeriale - ben 88 pagine - si sofferma a descrivere analiticamente ogni aspetto del progetto e può a ragione essere considerato il più ampio e completo testo mai concepito circa il problema della formazione dei docenti. Per avere un riferimento storico occorre forse risalire agli anni ’70 del secolo scorso quando l'allora Centro Didattico Nazionale per la scuola elementare varò un importante progetto che istituì a livello nazionale la figura della Direzione Didattica Centro di aggiornamento permanente con fondi appositi ed ampia autonomia amministrativa e gestionale. Ma il progetto riguardava il solo settore primario e soli 100 Circoli a livello nazionale.