Editoriale

di Fabrizio Ferrari

Siamo oramai a tre mesi dall'inizio dell'anno scolastico e si cominciano a intravedere i primi risvolti della legge 107, della cosiddetta “Buona Scuola”.

Molte sono state le difficoltà di avvio dell'anno scolastico per il difficile reperimento degli insegnanti a tempo indeterminato. Tanti i dietro-front dell'USR, tante le nomine riviste e corrette, tante le tensioni.

Inutile volgere lo sguardo alle classi e agli studenti: sono sempre lì, spettatori di una messa in scena che di anno in anno è sempre più grottesca, se non fosse drammatica.

Ma tant'è e non ci si può fare nulla: la macchina governativa quest'anno è lanciata più che mai, convinta che il cambiamento della scuola non possa più aspettare, e niente e nessuno la può fermare.

Nel mese di dicembre anche l'organico aggiuntivo è arrivato a destinazione, almeno sulla carta, e sarebbe interessante vedere se davvero le scuole sono nelle condizioni di sfruttare appieno le professionalità richieste agli insegnanti di fresca nomina, piuttosto che invece essere costrette a utilizzarli per supplenze, anche se a malincuore, e sempre con studenti e studentesse spettatori forse, a questo punto, anche un po' frastornati e confusi.

Ancora più interessante sarebbe andare a vedere come i Collegi dei Docenti si sono mossi nei confronti dei membri dei Comitati di Valutazione. Come previsto dalla normativa, ogni Collegio deve provvedere alla nomina di due insegnanti da fare entrare, su un totale di sette componenti, all'interno del Comitato, insieme al terzo insegnante scelto dal Consiglio d'Istituto.
Il Comitato, una volta operativo, dovrà poi provvedere a definire i criteri su cui il dirigente baserà la scelta degli insegnanti migliori dell'istituto scolastico.

Chi è preoccupato dei superpoteri della dirigenza valuta inutile, se non controproducente, la nomina degli insegnanti: a cosa può portare la loro individuazione se tanto sono e saranno sempre in minoranza?

Altri sono preoccupati che gli insegnanti non vengano eletti: è importante esserci e fare sentire la propria voce.

E ancora altri ipotizzano vincoli di mandato, come ultima possibilità per fare valere la propria volontà politica.

La verità è che non si sa più come innovare la scuola per farla funzionare senza investimenti. Si sta provando di tutto, anche creando contrapposizioni interne. La speranza forse è quella che, nel disorientamento, resista una solida base di buona volontà e adattamento a rendere operativa una scuola povera di risorse, con edifici fatiscenti, senza stipendi adeguati agli insegnanti e senza leadership educative, pedagogiche e didattiche.

Studenti e studentesse stanno a guardare, a volte alzano un po' la voce cercando di reclamare una scuola di qualità, ma senza grossa convinzione e, comunque, con nessun risultato.