La formazione in servizio dei docenti nella Legge n. 107/2015

di Sheila Bombardi

Il comma 1 dichiara la finalità primaria della legge di dare piena attuazione all’autonomia scolastica; secondo il disegno complessivo desumibile dalla legge, le tre leve sarebbero:

1. una maggiore dotazione di risorse umane (l’organico dell’autonomia, “funzionale alle esigenze didattiche, organizzative e progettuali delle istituzioni scolastiche”);
2. una prospettiva più estesa nella pianificazione e programmazione (la triennalità);
3. una più definita e più consistente dotazione di risorse economiche.
A completamento di tali condizioni operative (basilari per qualsiasi organizzazione), la legge prefigura – in modo trasversale e diffuso – un consistente investimento in formazione continua, riconosciuta quale fattore fondamentale per l’efficacia del sistema di istruzione e per il suo miglioramento. In sintesi può dirsi: l’autonomia (effettiva) è il presupposto, l’incremento di formazione è una variabile determinante per il miglioramento degli esiti scolastici.

La formazione rappresenta una delle molteplici dimensioni dello sviluppo e della valorizzazione della professione, tuttavia può essere considerata come la dimensione basilare: è quella che riguarda e interessa tutti i docenti senza distinzione e che costituisce l’aspetto peculiare e qualificante dell’insegnamento, e sulla quale si alimentano e si innestano eventualmente le altre dimensioni professionali (ad esempio, l’impegno e il coinvolgimento in attività di innovazione e di ricerca, l’attività ulteriore e complementare all’insegnamento, la responsabilità di coordinamento di progetto e di gruppi, ecc.).

L’elemento cardine nella Legge è nel comma 124:
“la formazione in servizio dei docenti di ruolo è obbligatoria, permanente, strutturale”.
Questo passaggio supera – senza lasciare aperti dubbi interpretativi – la situazione di incertezza della formula del “diritto-dovere” all’aggiornamento (art. 282 del TU). La formazione, punto di partenza e di compiutezza di ogni professione, è qui posta quale elemento fondamentale, parte integrante della qualità della prestazione lavorativa.
Rispetto ai docenti in ruolo1, la formazione può essere vista – per semplificazione – in un’articolazione su 3 livelli, comunque intrecciati e complementari, che sarebbero volti a coprire tre sfere di fabbisogni conoscitivi:

1. a livello individuale;
2. a livello di istituto (autonomamente o in rete);
3. a livello nazionale.

Carta elettronica per l'aggiornamento e l’auto-formazione del docente

La somma a disposizione di ogni docente per anno scolastico è di 500 €, ha come vincolo di destinazione la formazione (inerente, a maglie larghe, al proprio profilo professionale) e potrà essere liberamente spesa (cioè senza alcun meccanismo di autorizzazione preventiva) per servizi e per beni, secondo l’elenco al comma 121. A livello individuale emerge il riconoscimento – per la prima volta – della specificità di ogni singolo docente e della capacità del docente di pensare e realizzare un proprio progetto formativo individualizzato. Il presupposto implicito dell’offrire a tutti un’opportunità formativa è che ogni docente abbia consapevolezza del proprio percorso professionale e contezza dei saperi che gli serve rafforzare.
Il docente potrà considerare le proprie necessità soggettive di conoscenza sia rispetto alle discipline insegnate, sia rispetto alle metodologie didattiche adottate o alle impostazioni culturali e pedagogiche, anche in riferimento a cosa è già previsto (o non previsto) nel programma formativo dell’istituto che in molti casi non copre tutte le discipline e le necessità di tutti i docenti.

È da rilevare che si introduce un’idea della formazione continua (nel tempo extra-lavorativo) che supera la rigidità del corso di formazione e aggiornamento in modalità tradizionali e scelto da altri decisori, aprendo la strada a molte opzioni di apprendimento non formale (ad es. teatro, lettura…) in una logica di lifewide learning e di implicita coerenza con il principio della libertà di insegnamento. Al contempo si riconosce – anche in una logica di sussidiarietà – il valore formativo e culturale dei gruppi professionali e delle associazioni, capaci di aggregare e discutere, nonché capaci di ridurre eventuali rischi di lontananza e separatezza delle opzioni formative “individualiste” dallo stato dell’arte della ricerca e del dibattito nazionale e internazionale.

Diversamente da quanto spesso paventato, la “carta” – che è senza dubbio utilizzabile in modo rigorosamente individuale – non preclude in alcun modo la possibilità di utilizzo anche in modalità collettive, in parte o interamente, in base alle diverse sensibilità individuali e alle opportunità offerte dai diversi contesti.

Infatti, è possibile che un docente:

1. organizzi la propria formazione insieme ai colleghi, anche in modalità tra pari, spendendo quanto crede in un progetto formativo di interesse;
2. spenda per la formazione organizzata dalle associazioni in cui è attivo;
3. decida di destinare una certa parte a un progetto formativo nato nell’istituto, ideato/organizzato con i colleghi, in aggiunta e in coerenza con la formazione decisa dal collegio docenti nell’elaborazione del piano triennale;
4. si iscriva con i colleghi a corsi di soggetti terzi (accreditati al MIUR). E, pur nel rispetto delle scelte individuali e più tradizionali, è nelle opzioni di condivisione delle occasioni di conoscenza che si trova il maggior potenziale di innovazione e di miglioramento per la singola scuola e per il sistema in generale.

Programmazione delle attività formative di istituto

A livello di istituto, il programma di formazione diviene parte integrante del piano triennale (la formazione è anche in tal senso strutturata, nell’agire della scuola e nello svolgimento della professione), sta in coerenza con gli obiettivi di miglioramento identificati nell’autovalutazione e, con la deliberazione del PTOF, la formazione programmata diviene obbligatoria per i destinatari identificati (tutto il personale).

Il generale richiamo nel c. 3 allo sviluppo del metodo cooperativo, nel rispetto della libertà di insegnamento, e il criterio e) c. 93 per la valutazione del DS, parrebbero riferibili anche alla formazione in servizio; infatti, anche il programma formativo di istituto – al pari della formazione individuale – può essere pensato e organizzato in modo cooperativo tra più scuole attivando accordi di rete (incentivati anche nel bando per le azioni di miglioramento), attivando gruppi di docenti per la scelta, l’organizzazione e la frequenza.

Le scelte formative deliberate dai collegi andranno dunque considerate con un diverso peso rispetto al passato per almeno tre ragioni:

1. per il loro contributo atteso al miglioramento degli esiti della scuola2;
2. per l’elemento di obbligatorietà alla frequenza una volta approvate;
3. per essere un aspetto, affatto marginale, della politica di un istituto nella valorizzazione delle risorse umane.

Il Piano nazionale di formazione

A fronte di due livelli liberi e auto-organizzati di formazione in servizio, si pone il livello centrale e eterodiretto. Al livello nazionale è attribuito, attraverso il Piano nazionale di formazione triennale, l’intervento pubblico generale vero e proprio, volto a presidiare – in un teorico quadro strategico delle politiche scolastiche nazionali – il perseguimento delle finalità dell’azione formativa, i temi prioritari (quali le emergenze, le innovazioni e i traguardi nazionali), i diritti fondamentali (es. formazione BES), le metodologie innovative e ogni altro tema ritenuto di portata più ampia. Ad esso si affiancano, con specifiche direttrici formative, il piano nazionale Scuola Digitale e la formazione nell’ambito della programmazione PON, nonché la formazione SNV.