Percorsi trasversali di Global Education a scuola. La solidarietà internazionale

di Lura Siviero

Cosa è la Global Education?

Alla luce dei tragici fatti di Parigi, scrivere di educazione alla cittadinanza globale diventa perentorio.
La definizione di Global Education prende forma nel 2002 con il Congresso di Maastricht che considera l’istruzione alla cittadinanza globale un obiettivo necessario per il Millennio. Vengono stabilite le cinque educazioni che insieme costituiscono l’educazione alla cittadinanza globale o Global Education: l’Educazione alla Solidarietà, ai Diritti Umani, allo Sviluppo sostenibile, alla Pace e all’Intercultura.

Nel 2005 la Conferenza di Bruxelles sulla Global Education si conclude con la convinzione che, per promuovere la crescita dei paesi, sia necessario investire in educazione alla cittadinanza globale, motore per la costruzione di una società civile. Questo deve essere attuato non soltanto attraverso l’istruzione, incoraggiando e sostenendo le buone pratiche in educazione, ma attraverso politiche incrociate.

Nel 2006, la Conferenza di Helsinki ha nuovamente posto l’educazione alla cittadinanza al centro dell’agenda per lo sviluppo globale. Sono emerse una serie di priorità tra cui la qualità e l’efficacia dell’educazione alla cittadinanza globale.

L’educazione alla solidarietà come competenza sociale e civica, trasversale

L’educazione alla solidarietà si incardina nelle competenze sociali e civiche richiamate dalle Indicazioni Nazionali per il curricolo 2012 (Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio del 18 dicembre 2006) e riprese nel RAV tra gli esiti, competenze di cittadinanza.

Mentre le altre “educazioni”, allo sviluppo sostenibile, alla pace, ai diritti umani e all’educazione interculturale hanno una storia più lunga e sono già entrate a regime negli ordinamenti scolastici di molti stati europei, in Italia, e in alcuni altri paesi, l’educazione alla solidarietà è un tema ancora poco frequentato.

All’interno delle educazioni previste dall’UE, la solidarietà occupa un posto paritetico, ma in realtà si tratta di un’educazione trasversale alle altre. Si può, infatti, parlare di sviluppo sostenibile solo se i bambini hanno appreso l’importanza di uno sguardo globale sul mondo, che comporta la messa in gioco di diritti e doveri per tutti. Senza l’abitudine a trattare la solidarietà come atteggiamento necessario e fondante della nostra società e senza affermare che è la scuola il luogo in cui va insegnata, monitorata, valutata, non sarà possibile trasmettere altri valori come la sostenibilità, la pace, i diritti umani. I ragazzi saranno in grado di determinare la propria impronta ecologica o dividere i rifiuti, ma non di replicare in circostanze diverse l’atteggiamento sostenibile perché non intravedranno i vantaggi a favore dell’intera società, globale.

La scuola deve insegnare i valori morali?

Diventa fondamentale comprendere che è nelle sacche dell’ignoranza e dell’esclusione sociale che si annidano e trovano spazi i movimenti estremisti che vediamo agire e reclutare i giovani. È necessario partire dall’educazione ai bambini e alle bambine a ciò che significa essere solidali. La solidarietà serve a creare la compattezza del gruppo e a favorire l’inclusione, il supporto, proprio alle fasce che sono più deboli, dal punto di vista intellettivo e sociale. Permettere l’inclusione, sperimentare e promuovere la solidarietà va nella direzione della prevenzione dei fenomeni di disagio a cui ogni giorno assistiamo.

Occorre chiedersi se la scuola debba essere lo spazio in cui insegnare i valori morali oppure debba restare neutrale rispetto ai temi etici. Una questione che ha attraversato la storia dell’educazione: da Durkheim a Piaget a Kohlberg con le fasi dello sviluppo morale. Anche Ricoeur e Pellerey parlano dell’importanza di passare valori morali in educazione e dell’impossibilità per i docenti di restare neutrali.

Bisogna prendere atto che la moralità, dimensione fondamentale della persona umana, non è insita nella persona, ma si sviluppa attraverso un processo educativo in famiglia, a scuola e nella società. La scuola ha un ruolo fondamentale in questo processo. Come testimonia l’attenzione ai progetti in tal senso promossi dall’Amministrazione scolastica. Per quanto attiene la formazione morale a scuola, tema molto controverso, il testo normativo a cui fare riferimento è costituito dai Programmi del 1985, cioè dei “valori condivisibili”, secondo gli orientamenti contenuti nella Carta costituzionale (D.P.R. 12 febbraio 1985, n 104, Programmi didattici per la scuola primaria, “La scuola elementare, pertanto, nell'ambito di una educazione finalizzata anche alla presa di coscienza del valore del corpo inteso come espressione della personalità (…) Nel promuovere tali attività (…) tiene presenti gli obiettivi formativi da perseguire in rapporto a tutte le dimensioni della personalità: morfologico-funzionale; intellettivo-cognitiva; affettivo-morale; sociale”).

Percorsi di educazione alla solidarietà internazionale nella primaria

Il cambiamento degli atteggiamenti di solidarietà, empatia, altruismo è un percorso lungo nel tempo. Per questo motivo è necessario iniziare dalla scuola primaria e misurare il cambiamento tra l’inizio e la fine del percorso. Risulta di particolare rilievo definire un intervento prolungato e sostanziale, costante nel tempo e qualitativamente significativo. Permettere la sedimentazione e la ripresa dei concetti e metterli in pratica. Infine monitorare il cambiamento degli atteggiamenti. La valutazione occupa un posto fondamentale per rispondere anche ai parametri di qualità richiesti dall’UE. Come in ogni processo valutativo, si rende necessario definire anzitutto cosa si vuole valutare e identificare lo strumento adeguato. Se si intende valutare le conoscenze si possono utilizzare prove strutturate, ma se si rende necessario valutare il cambiamento degli atteggiamenti rispetto ai valori si potranno usare delle scale di autovalutazione o dei dilemmi morali, se si decide invece di misurare l’empatia si potranno utilizzare materiali visivi e interrogare i bambini su come si sentono di fronte a quelle immagini.

L’educazione sociale rappresenta un dovere e una sfida per la scuola globale se si vuole che sia garantita la convivenza civile, democratica, umana.