Didattica della storia - NEGLI ABISSI DEL TEMPO: LA PREISTORIA (3)

di Lia Ferrero

Una nuova èra

Intorno a 10.000 anni fa ebbe termine l’ultima glaciazione e il clima diventò a poco a poco più mite. Il paesaggio si modificò nel tempo: i ghiacci lasciarono il posto alle foreste; le zone nordiche si coprirono di tundre e di steppe e nelle terre affacciate sul Mediterraneo il clima mite favorì la prima coltivazione dei campi e il progressivo addomesticamento degli animali. La caccia continuò ad essere un importante mezzo di approvvigionamento del cibo, ma si rivolse principalmente ad animali di piccola taglia (cinghiali, lepri, roditori), in quanto le renne, gli orsi, i mammuth erano trasmigrati a nord.

L’età che prendiamo in considerazione copre all’incirca un periodo che va dai 10.000 ai 3.500 anni dalla nostra èra. È denominata “Età della Pietra Nuova” o “Neolitico”ed è caratterizzata da rapidi e repentini cambiamenti. Quella che fu definita dai paleontologi “Rivoluzione Neolitica” consistette innanzitutto in nuovi procedimenti della lavorazione della pietra: la scheggiatura, praticata durante tutto il Paleolitico, fu sostituita a poco a poco dalla levigatura ottenuta con sabbia e acqua: tecnica questa che rese il taglio più regolare e tale da consentire un minore spreco di materiale e la produzione di oggetti, in particolare strumenti lavorativi, più piccoli, più diversificati tra loro, più adatti allo scopo. Furono così prodotti coltelli, lame, asce, punte di freccia, punteruoli, raschiatoi, falcetti, martelli, mazze, giavellotti, archi, zappe, macine e così via; inoltre grandi recipienti di argilla impastata con acqua ed essiccata al sole servirono a contenere le derrate alimentari.

L’addomesticamento di determinati animali diede origine alla pastorizia e favorì la coltivazione dei terreni. Verosimilmente in un primo tempo le comunità praticarono nel contempo agricoltura e pastorizia; successivamente venne operata a poco a poco una distinzione e una separazione delle due attività fino a determinare interessi contrapposti, al punto che tradizionalmente i pastori che sfruttavano i terreni vennero considerati avversari dei coltivatori degli stessi.

La pratica dell’agricoltura fu peraltro un processo di lunga durata: possiamo supporre che i semi dei cereali spontanei - che da tempo hanno rappresentato una parte del nutrimento dell’uomo del Paleolitico - siano stati raccolti, selezionati, osservati nella loro crescita, riprodotti, messi a dimora in terreni resi fertili anche dall’accumulo di ceneri usate per la distruzione di erbe infestanti e non commestibili. Fu così che le primitive pratiche agricole, favorite dal clima mite del bacino del Mediterraneo, ebbero inizio in una zona denominata “Mezzaluna Fertile”, comprendente l’Anatolia (attuale Turchia) Meridionale, le valli del Tigri e dell’Eufrate, l'area collinare compresa tra Israele, Siria, Libano, Giordania. Lo attesta il rinvenimento in quelle zone di granai a pozzo, di zappe, di falcetti, di macine in pietra e in particolare, nella terra che sarà in seguito colonizzata dai Sumeri, di canali di irrigazione. Le prime specie animali allevate furono gli equini, i bovini, i caprini, gli ovini, da cui le comunità ricavavano, oltre a carne, latte e pelli, anche le ossa per farne utensili. Dei bovini in particolare si sfruttò la forza per il trasporto dei prodotti e, in un’età forse posteriore, per il traino dei primi aratri in legno. Il concime animale servì a fertilizzare i terreni, spesso colpiti dalla siccità.

Allevamento e agricoltura produssero un aumento della popolazione, ridussero le carestie, abbassarono significativamente il tasso di mortalità.

Furono questi gli eventi epocali che trasformarono l’uomo da predatore e da raccoglitore nomade a produttore del cibo necessario alla sua sopravvivenza, rendendolo seminomade o addirittura stanziale.
Per dare al bambino un’immagine della vita pastorale nel Neolitico potrà essere utile impostare un ragionamento guidato ricorrendo alla pittura rupestre che segue, rinvenuta nel Sahara Algerino.

Sahara

Avete già imparato che cos’è una pittura rupestre: sapreste spiegarlo con parole vostre?
Dove si trova il Sahara dell’Algeria? Cercatelo sulla carta
Com'è oggi il suo clima?
E la sua vegetazione?
Esaminate attentamente la pittura: si tratta di una mandria di animali diversi: quali?
Vedete anche delle figure umane?
Che compito svolgono?
L’incisione su roccia è stata praticata circa 8.000 anni fa: oggi la si potrebbe ancora praticare?
Se no, perché?
La zona era allora verdeggiante, ora è...

Il villaggio stabile

Poche settimane dedicate alla mietitura dei cereali consentivano scorte per un intero anno. Era dunque ancora necessario spostarsi? Nacque di qui l’esigenza di costruire agglomerati di capanne in sostituzione delle tende che le popolazioni nomadi smontavano e trasportavano in continuazione per inseguire gli animali selvatici. I primi villaggi avevano di norma una pianta circolare o ellittica ed erano formati da capanne di legno, frasche e ossa di animali, mescolate con fango e argilla e dotate di un focolare. Al centro del villaggio sorgeva spesso una capanna più grande e confortevole, destinata probabilmente ad ospitare la famiglia di un personaggio eminente che fungeva da capo - villaggio. Esistevano comunque, all’interno di alcuni villaggi, strutture abitative aventi una forma allungata e contenenti anche tre o quattro focolari, a dimostrazione del fatto che l’idea di “condominio” era già nata… In alcuni casi furono rinvenuti dagli archeologi resti di fortificazioni, segno dell’esigenza di difendere il villaggio da incursioni nemiche.

Un villaggio tipico delle terre di Oriente incominciò a svilupparsi a partire da circa 8.500 anni fa: si chiamava Çatal Hüyük e sorgeva nella parte meridionale della Penisola Anatolica.
Le sue case avevano forma quadrata o rettangolare ed erano addossate le une alle altre senza spazi in mezzo: erano del tutto assenti strade e vicoli, tanto che, per spostarsi, gli abitanti erano costretti a camminare sui tetti, che avevano spesso altezze diverse.

:: Come facevano gli abitanti a passare da un tetto all’altro? Di quali mezzi potevano servirsi?
-Di corde
-Di scale a pioli
-.........................

Non lontano dal villaggio sorgeva un vulcano che di tanto in tanto eruttava una materia fluida e incandescente, la lava. Quando questa si rassodava, formava uno strato di roccia dura e resistente, simile al vetro, che si chiamava ossidiana.

:: Dall’ossidiana si ricavavano lame taglienti che servivano per fabbricare armi e utensili vari come
-Punte di freccia
-Coltelli
-Falcetti per mietere
-...Discutendo in classe, continuate voi, pensando a quelli che potevano essere gli utensili e gli strumenti da lavoro del tempo.

:: L’ossidiana era un materiale talmente utile, che i mercanti di Çatal Hüyük la smerciavano in diversi paesi dell’Oriente, scambiandola con prodotti utili al villaggio. Tra questi il grano, la lana di pecora, le pietre da costruzione…
-Come si chiama questo tipo di scambio?
-Nell’èra neolitica era l’unico possibile, perché non era ancora stata inventata la…
-Affinché lo scambio fosse conveniente occorreva che le merci che venivano scambiate avessero all’incirca
-Lo stesso peso
-Lo stesso valore

I mercanti tornavano a Çatal Hüyük e rifornivano gli artigiani del materiale che occorreva per il loro lavoro. I laboratori del villaggio erano rinomati in tutte le terre dell’Oriente per l’accuratezza dei prodotti lavorati.

:: Unite con frecce i materiali elencati ai nomi degli artigiani che li lavoravano:
legno tessitori
lana muratori
vimini ceramisti e vasai
argilla falegnami
pietre da costruzione cestai

:: Prendendo ad esempio Çatal Hüyük avete imparato che esistevano villaggi di artigiani specializzati nella fabbricazione di prodotti utili e di mercanti che li smerciavano. Finora avevate solo sentito parlare di villaggi di

1. …………………………………………….
2. e di ………………………………………..

:: Secondo voi, erano più progrediti i villaggi di contadini e di pastori o quelli di artigiani e di commercianti?
:: Perché?
:: In quali dei due tipi di villaggio le case dovevano comprendere una parte da adibire a laboratorio?
:: In quali dovevano esserci in ogni laboratorio maestri di bottega, lavoranti, apprendisti?

I precedenti quesiti dovrebbero poter introdurre, attraverso la discussione guidata, al concetto di nuova organizzazione della società, caratterizzata da una prima divisione dei compiti e dal realizzarsi delle più elementari forme di gerarchizzazione.
Dall’Oriente la concezione del villaggio si diffuse a poco a poco in Europa e assunse struttura e fisionomia diverse a seconda del luogo di costruzione e dei costumi degli abitanti.

Qui i villaggi furono edificati spesso nella parte periferica dei laghi o sulle acque stagnanti di paludi e di acquitrini. In considerazione del fatto che le costruzioni erano di materiale deperibile, in particolar modo di legno, oggi non ne avremmo più traccia se non emergessero dall'acqua i pali che sostenevano le piattaforme in legno. Abbiamo così notizia di grandi complessi di palafitte che emergono dai laghi e dalle paludi di paesi transalpini come la Francia, la Svizzera, l’Austria, la Germania, i Paesi Nordici, mentre in Italia vari laghi alpini ne recano traccia. Tra questi il Lago di Ledro, nel Basso Trentino, ad ovest del Lago di Garda. Qui fu riportato alla luce un imponente complesso neolitico quando, nel 1929, il livello delle acque si abbassò per consentire la costruzione di una centrale idroelettrica. Si trattava di una vasta piattaforma in legno che poggiava su circa 10.000 pali infissi in profondità nella melma del fondo e sulla quale sorgevano i resti delle capanne.

Per quanto riguarda i villaggi su terraferma, ne danno testimonianza in particolare numerose rappresentazioni planimetriche incise sulle rocce emergenti in Val Camonica, a monte del Lago di Ledro. Le mappe riproducono, in aree più o meno estese, concentrazioni di abitazioni unite da sentieri e talora separate da campi coltivati. Il significato di tali rappresentazioni, caratteristiche del tardo neolitico o di ère posteriori, ha dato origine a varie interpretazioni: potevano essere mappe catastali o punti di riferimento significativi o, ancora, potevano avere finalità sacrali.

Il culto delle grandi pietre

Gli uomini del Neolitico erano sovente a contatto con fenomeni che li affascinavano e spesso li atterrivano in quanto apparivano loro come opera di una potenza superiore. In particolar modo coloro che abitavano in zone montane assistevano al precipitare a valle di grandi massi sotto la spinta dei ghiacciai in fase di scioglimento per l’aumento della temperatura. Solo una forza sovrumana, essi pensavano, poteva sbriciolare interi versanti e smuovere massi che decine di uomini non sarebbero stati in grado nemmeno di spostare. Ancora oggi richiede una spiegazione la visione di possenti massi erratici lungo i fianchi delle montagne o nei fondovalle.

La pietra veniva dunque considerata sacra e di origine divina.

Di pietra venivano fatti i dolmen, ossia le dimore dei morti importanti. I dolmen venivano edificati con due grandi pietre verticali e una orizzontale che le ricopriva. In realtà quelli che compaiono oggi altro non sono che lo scheletro di un tumulo, una collinetta di terra che ricopriva le pietre e che aveva la funzione di proteggere il defunto, impedendo a chiunque di avvicinarvisi.

La roccia delle fate. I dolmen sono abbastanza diffusi, soprattutto in zone montane, dove esisteva la possibilità di reperire e di trasportare le pietre necessarie. Ma un fenomeno abbastanza inconsueto si manifesta in una zona della Bretagna, la penisola a nord - ovest della Francia, non lontano dalla città di Rennes. Si tratta di un complesso megalitico che risale presumibilmente a circa 5.000 anni fa, una sorta di galleria di pietre verticali sovrastate da pietre orizzontali. La sua lunghezza è di circa 14 metri e le pietre sono in numero di 42, quasi tutte del peso di oltre 40 tonnellate. I paleontologi hanno rinvenuto nel terreno sottostante varie sepolture intere, oltre a un numero imprecisato di ossa.

Con i bambini è possibile avviare in proposito una riflessione guidata, ricorrendo all’immagine che segue.

Sepolture

Le pietre verticali come quelle orizzontali risultano essere state sbozzate da strumenti non metallici.
:: Gli strumenti usati potevano dunque essere
-Di legno
-Di pietra

:: Questo vi dice che le enormi pietre vennero lavorate
-Prima dell’uso dei metalli
-Dopo l’uso dei metalli

:: Il complesso sorge in una pianura erbosa dove non si trovano massi rocciosi. Questi sarebbero stati dunque trasportati da una distanza di circa 4 kilometri. Con quali mezzi?
-A braccia
-Con carri a ruote
-Con slitte di legno che scorrevano su rulli, altrettanto di legno.

:: Gli uomini addetti al lavoro dovevano comunque essere
-In pochi
-In molti

:: Il tempo impiegato poteva consistere in
-Giorni
-Mesi
-Anni

:: La fatica compiuta per questa immane opera vi dice
-Che quelle comunità non avevano altro da fare
-Che ponevano grande cura nel seppellire i morti

:: Perché, a vostro parere, il complesso è stato denominato “Roccia delle fate”?
-Perché le fate - o, se non loro, i maghi e i giganti - a quei tempi erano solite aiutare effettivamente gli uomini
-Perché l’opera era immane, al punto che solo una forza superiore avrebbe potuto realizzarla

Un’altra tipologia di “monumenti” del neolitico sono i menhir, pietre conficcate verticalmente nel terreno e sopravvissute allo scorrere del tempo. La loro altezza varia di molto anche in uno stesso luogo: da pochi decimetri a circa venti metri. I menhir sono tuttora diffusi in buona parte delle terre d’Europa, ma sono particolarmente concentrati in Bretagna. Alcuni di essi si trovano in luoghi pianeggianti, altri su alture o su pendii. Lungo il corso dei millenni parecchi menhir sono caduti, altri si sono frantumati, altri ancora sono stati distrutti.

Il luogo più caratteristico per la grande concentrazione di queste pietre si trova a Carnac, nella parte sud della Bretagna, non lontano dal mare. Qui possiamo vedere più di 4.000 pietre allineate e disposte anche in dodici file, come i personaggi di un'interminabile processione. Il disegno ve ne rappresenta solo uno scorcio.

Pietre

Ancora oggi gli studiosi si interrogano sul significato di questo allineamento e, al momento, non sanno dare risposte certe.

-Alcuni di loro pensano che servissero a delimitare dei territori
-Altri ritengono che fossero come lapidi di un immenso cimitero
-Altri ancora suppongono che servissero a individuare la posizione degli astri e che funzionassero quindi come orologi o calendari giganteschi.

-Quale delle tre ipotesi scegliereste?
-Perché? Provate a discuterne con l’insegnante e i compagni.

(Continua)