Reperti storici

di Valeria Amerano

Questa volta non scriverò un racconto, ma alcune brevi considerazioni intorno a un documento rinvenuto nella casa di famiglia durante il penosissimo lavoro di sgombero che, dalla morte di mia madre, mi impegna e mi angoscia senza spingermi a seguire il consiglio sbrigativo della maggioranza degli amici: “Metti tutto nei sacchi e noi ti aiutiamo a portare via”. Disgraziatamente, una persona che scrive tende a conservare, o almeno ad esaminare carte e oggetti prima di liberarsene. Ed ecco, ripiegato in un vecchio portafoglio appartenuto a mio padre, balzarmi tra le mani un foglietto a righe ingiallito con la sua bella grafia in inchiostro nero. Il testo riporta queste precise parole:

Io sottoscritto Amerano Giuseppe di Giacomo, dichiaro di portare quotidianamente nel cofanetto della Lambretta, oltre ai ferri comuni assegnati dalla Casa costruttrice, i seguenti ferri di mia proprietà:
n. 1 paio di pinze universali
n. 1 chiave inglese
n. 1 chiave fissa
n. 1 cacciavite
Torino, 29-8-1955
Sulla sua firma un timbro rotondo: Materiale entrato e non controllato - Fiat Auto.

A parte la sconfitta che mio padre rappresentò a se stesso tutta la vita per essere stato assunto nel 1936 “provvisoriamente” in officina, in attesa di vedersi collocato in ufficio con mansioni consone alle sue scuole commerciali e al diploma conseguito di aiuto contabile, e dove invece rimase oltre quarant’anni; mi colpisce il clima inquisitorio che regnava a quel tempo nella fabbrica. Se da un lato capisco perché mio padre non abbia mai fatto strada aggirando tornelli - non era tipo da arruffianarsi i capi per riferire loro in separata sede peculiarità etiche e politiche dei compagni di lavoro; aveva inoltre rinunciato all’assegnazione di una casa Fiat per non ritrovarsi intorno l’ambiente che mal sopportava otto ore al giorno; dall'altro lato mi viene spontaneo pensare alla situazione attuale di corruzione, appalti truccati, iniziative come idrovore di stanziamenti, denaro pubblico affidato a operatori della cultura, della sanità, ad amministratori politici che trasformano in greppia, in serbatoio personale fondi destinati al servizio dei cittadini.

Mi fa tenerezza l’elenco degli strumenti che un operaio doveva dichiarare di possedere al suo ingresso in fabbrica. Sarebbe impensabile oggi chiedere un resoconto altrettanto minuzioso dei milioni di euro gestiti e spesi da personaggi al di sopra di ogni sospetto, finché non si scoprano anch’essi “umani, troppo umani”…?