Alla scoperta della città di Torino

di Piergiuseppe Menietti

Quarta parte: dall'età dei lumi alla nascita della città industriale

La vittoria seguita all'assedio ed alla battaglia di Torino del 1706 portò al Duca di Savoia il titolo di Re di Sicilia e, più tardi, quello di Re di Sardegna.

Nel 1713 Vittorio Amedeo s'imbarcò per la Sicilia dove, nel luglio dell'anno successivo, conobbe l'architetto Filippo Juvarra, nato a Messina da una famiglia di origine spagnola. Seguita la Corte nel ritorno a Torino, Juvarra fu nominato Primo Architetto Civile.

In più di vent'anni egli fu autore di innumerevoli progetti: diede un elegante aspetto architettonico al terzo ampliamento della città, ideò la ristrutturazione urbanistica dell'attuale via Milano e la Basilica di Superga; eresse edifici e chiese di grande pregio in Torino e fuori città.

Chiamato a Madrid da Filippo V di Spagna, vi morì il 31 gennaio 1736, quattro anni dopo la scomparsa di Vittorio Amedeo II. Il Re si spense prigioniero nel castello di Moncalieri: la reclusione era stata motivata dal fatto che, dopo aver abdicato a favore del figlio Carlo Emanuele III, Vittorio Amedeo aveva cercato di esautorarlo.

Dal 1736 l'opera di Filippo Juvarra fu continuata da Benedetto Alfieri, che si distinse – soprattutto – nella costruzione del Teatro Regio e nella riplasmazione della zona prospiciente il Palazzo di Città.

È possibile ammirare alcune opere dei due architetti con il seguente itinerario:

DAL TERZO INGRANDIMENTO AL TEATRO REGIO

La passeggiata inizia in corso Valdocco angolo via del Carmine, di fronte ai:

QUARTIERI MILITARI = progettati da Filippo Juvarra come caserme, costituivano l'ingresso monumentale alla zona ovest della città. Chi proveniva dalla strada di Francia, superate le fortificazioni di cinta e la porta Susina, si trovava infatti nello slargo delimitato dai Quartieri, che dava accesso alla contrada del Carmine.
I due edifici contrappongono, alla rude semplicità dei mattoni a vista, un elegante disegno architettonico, che dà ampio risalto ai portici, alti più di nove metri.

Si prosegue per:

VIA DEL CARMINE = è l'arteria del terzo ampliamento cittadino, cinto dalle fortificazioni fin dal 1702, ma reso abitabile solo all'epoca dello Juvarra con la costruzione di diciotto isolati.

All'angolo con via Bligny, s'incontra la:

CHIESA DELLA MADONNA DEL CARMINE = la cui prima pietra fu posata nel 1732. L'interno dell'edificio – dal grandioso impianto architettonico – presenta sei interessanti cappelle laterali ed insigni opere d'arte, tra cui l'altare maggiore con dipinto del Beaumont che rappresenta la Madonna del Carmine ed il Beato Amedeo di Savoia, che elargisce l'elemosina ai poveri.
La facciata, del 1870, è di Carlo Pattarelli ed è ornata da due medaglioni che ritraggono il predetto Beato Amedeo ed il barbuto profeta Elia.
La chiesa fu duramente colpita dai bombardamenti aerei della seconda guerra mondiale, ma rifiorì grazie ed accurati restauri. È collegata all'ex convento dei Carmelitani, oggi sede del Convitto Nazionale Umberto I.

Poco oltre la chiesa, via del Carmine sfocia in:

PIAZZA SAVOIA = sulla quale si affacciano importanti palazzi barocchi: a destra il Saluzzo-Paesana, a sinistra il Martinio di Cigala, a nord-est la casa Barolo collegata all'omonimo Palazzo che si affaccia su via delle Orfane e che è visitabile previa prenotazione.

A sud di piazza Savoia, un breve tratto di via della Consolata permette di raggiungere la pedonale via Garibaldi, da seguire verso piazza Castello.

VIA GARIBALDI = l'antica, commerciale contrada di Dora Grossa, sorta sul tracciato del decumanus maximus di Augusta Taurinorum, fu "raddrizzata" da via della Consolata a piazza Castello nel 1736. Caratterizzata dal regolare succedersi di palazzi d'impronta barocca, via Garibaldi vanta la grande:

CHIESA DEI SANTI MARTIRI = iniziata nel 1577 su progetto di Pellegrino Tibaldi, consacrata nel 1619 e retta dai Padri Gesuiti, è ricca di opere d'arte. La facciata presente artistiche statue in legno e quattro bassorilievi dedicati ai santi più famosi della Compagnia di Gesù: Ignazio di Loyola (che la fondò), Francesco Saverio, Stanislao Kostka e Luigi Gonzaga. Un altro bassorilievo, che sormonta il portale, effigia i Santi Martiri Solutore, Avventore ed Ottavio sullo sfondo della Torino antica.

Raggiunto l'incrocio con via Milano, si svolta a sinistra raggiungendo:

PIAZZA PALAZZO DI CITTA' = l'antica piazza delle Erbe (nella quale sorge l'ottocentesco monumento al Conte Verde) è dominata dal Palazzo Municipale, eretto nel 1659 da Francesco Lanfranchi e riplasmato alla metà del Settecento da Benedetto Alfieri. A questo architetto si deve il disegno della piazza, i cui portici si snodano eleganti e regolari verso l'omonima via e la:

CHIESA DEL CORPUS DOMINI = la cui storia è di grande interesse. Nel corso degli eventi bellici del 1453, alcuni ladri sacrileghi trafugarono – dalla chiesa di Exilles – un ostensorio con l'ostia consacrata. Giunti a Torino nella piazzetta del Grano, il giumento che recava il prezioso carico cadde in ginocchio. Un sacco che trasportava si slegò da solo e l'ostensorio s'innalzò tra lo stupore generale. Poi si aprì e ricadde, ma l'ostia rimase risplendente in cielo. Intervenne il vescovo Ludovico di Romagnano, che – pregando – levò un calice nel quale discese la particola.
L'evento miracoloso (di cui rese ufficiale testimonianza il notaio Tommaso Valle) fu ricordato dai Torinesi con l'erezione di un tempietto e poi di un'edicola-oratorio. A partire dal 1607 iniziò la costruzione di un nuovo edificio molto più grande, la chiesa del Corpus Domini, riplasmata a metà del Settecento da Benedetto Alfieri.
La facciata presenta quattro personaggi biblici; dall'alto a sinistra ed in senso orario, essi sono: Elia, Melchisedech, Sansone e Mosè. All'interno, la volta a botte è ornata da affreschi ottocenteschi di Luigi Vacca, che illustrano gli episodi salienti del miracolo eucaristico. Il luogo preciso dove esso avvenne è indicato da una lapide circondata da una cancellata.
Notevole l'altare maggiore, adorno di statue lignee e recante due stemmi della Città di Torino, proprietaria della chiesa.

Proseguendo lungo la via Palazzo di Città si giunge in piazza Castello, già parzialmente visitata nei precedenti itinerari. Seguendo i portici delle Segreterie di Stato (sede della Prefettura), opera di Benedetto Alfieri, si giunge al:

TEATRO REGIO = la costruzione iniziò nel 1738 su disegno del predetto architetto Alfieri e fu inaugurata il 26 dicembre 1740.
Il teatro, splendidamente decorato e con 2500 posti per gli spettatori, visse momenti di grandezza e di abbandono fino alla notte tra l'8 ed il 9 febbraio 1936, quando un furioso incendio lo distrusse quasi completamente. Risorto nel 1973 grazie alla ricostruzione di Carlo Mollino e Marcello Zavelani Rossi, unisce all'austera facciata antica un interno moderno e funzionale, recentemente rimaneggiato per migliorarne l'acustica.

* * * * * * * * * *

Nella seconda metà del Settecento, Torino non ebbe ulteriori ampliamenti e le principali trasformazioni architettoniche avvennero al riparo della formidabile cinta bastionata cittadina. Questa situazione durò fino all'epoca napoleonica. Poi, il 4 Messidoro dell'anno VIII (23 giugno 1800) Napoleone Bonaparte, Primo Console della Repubblica Francese, emanò una disposizione destinata a cambiare radicalmente l'aspetto della città.

Il Generale, ripreso saldamente il potere subalpino in seguito alla vittoria di Marengo, decretò l'abbattimento della cinta fortificata di Torino.

Con tale disposizione, giustificata da teorie urbanistiche che volevano le città aperte verso le campagne, Napoleone volle colpire una delle opere più rappresentative dell'assolutismo monarchico sabaudo vendicando, tra l'altro, l'insuccesso francese del 1706.

Della cinta urbana furono salvati pochi bastioni, tra cui quelli di San Lorenzo e del San Maurizio, con l'interposta cortina. Queste opere sono ancora visibili percorrendo i viali ombrosi dei Giardini Reali, ma sono insidiate dalle piante che ne svellono i mattoni.

Liberata dalle fortificazioni che la cingevano, Torino intraprese il suo ampio sviluppo ottocentesco.

Gli invasori francesi avevano eretto un solido ponte attraverso il Po, sull'asse dell'omonima via. Fu proprio su questo ponte che, nel 1814, il re di Sardegna Vittorio Emanuele I transitò per riprendere il possesso della città. Per ricordare l'evento fu eretta la chiesa neoclassica della Gran Madre di Dio. L'inaugurazione dell'edificio religioso – quasi interamente costruito durante il regno di Carlo Felice – avvenne alla presenza del novello sovrano Carlo Alberto.

Una figura importante, dal carattere complesso e dubbioso, che avviò importanti riforme democratiche promulgando – il 4 marzo 1848 – lo Statuto Albertino. Nello stesso anno il Re guidò le truppe nella prima guerra d'indipendenza contro l'Impero austriaco. Le ostilità ripresero nel 1849 e Carlo Alberto, sconfitto a Novara, abdicò a favore del figlio e chiuse la sua tormentata esistenza ad Oporto, in Portogallo.

Vittorio Emanuele II, coraggioso, sanguigno, amante delle cacce e delle belle donne, condusse l'esercito sardo ai successi della seconda guerra d'indipendenza, che contribuirono a fare di Torino la prima capitale d'Italia.