Le buone pratiche

di Gianluigi Camera

Insieme a due cari amici e colleghi, Antonio Campione ed Emilio Ghiggini, abbiamo effettuato, nella scorsa primavera, una serie di incontri presso alcune scuole di Torino e provincia, per conto del FORUM dell’Educazione e della Scuola, al fine di contribuire all'organizzazione del tradizionale Convegno regionale settembrino.

Non è facile esprimere lo stupore e la commozione che assalgono chi non appartiene più alla scuola ma torna a farne parte anche solo per una briciola di tempo. Ti sembra di far ritorno ad una casa lasciata da tempo, ma non dimenticata; intorno a te senti il respiro di una comunità con i problemi, le aspettative e gli entusiasmi che avverti come tuoi. E se anche le esigenze e le forme cambiano nel tempo, uguali nel tempo sono l'ansia, l'impegno e la passione.

Andavamo alla ricerca di “buone pratiche didattiche” e le scuole visitate hanno offerto uno spaccato di quanto lo sforzo e l'inventiva delle comunità educanti potevano offrirci.

Ci siamo soffermati ad osservare quattro realtà:

:: la scuola dell'infanzia Violeta Parra del Circolo To-Casalegno che ci ha offerto un esempio di “cooperative learning” realizzato coi bimbi di 3 – 5 anni;
:: la scuola media Gobetti di Rivoli con un Sistema integrato di Laboratori in orario curriculare ed extracurricolare;
:: l'istituto comprensivo Torino-Lessona con un esempio di utilizzo didattico delle tecnologie informatiche;
:: l'istituto comprensivo Torino-Tommaseo con una realizzazione di educazione alla salute ed alla cittadinanza finalizzata all'accettazione della “diversità”.

Non è questa la sede per entrare nel merito delle singole realizzazioni, tutte peraltro degne di nota. Vorrei solo soffermarmi su alcune caratteristiche comuni al lavoro di queste scuole e a tutte quelle che oggi come ieri credono, non a parole, nel valore della formazione:

:: gli alunni e solo gli alunni sono al centro dell'attenzione. La scuola non è assimilabile a nessuna altra impresa; non è un'azienda, è una comunità in cui l'unica moneta che circola è l'attenzione verso i minori;
:: gli insegnanti, pur consapevoli delle ristrettezze economiche, sanno che le stesse non sono un alibi per fare di meno e nonostante il baratto dello Stato “ti pago poco, ma poco pretendo” danno il massimo di sé non allo Stato, ma alla Comunità;
:: la figura del dirigente, la sua continuità nel tempo, ben oltre il triennio previsto dal Contratto, è di cruciale importanza; sa “sporcarsi le mani”, entra a pieno titolo nelle scelte educative, è leader pedagogico e non manager; non invoca l'alibi delle incombenze burocratiche per trincerarsi nel silenzio dell'ufficio; cerca la relazionalità e sa stare accanto ai docenti;
:: la formazione continua dei docenti è vissuta come esigenza imprescindibile; non è solo un diritto, ma anche e soprattutto un dovere di ciascuno e di tutti;
:: l'innovazione è vista come variabile indipendente del processo; si dà per scontato che il “nuovo” nella scuola, come in ogni altro ambito di realtà è condizione costitutiva del processo formativo.