Sotto la pioggia

Oggi piove: è una pioggia insistente, che non dà tregua e, accompagnata dal vento, arriva da ogni parte. È tanto che piove. Mi sembra abbia cominciato una decina di anno or sono con una pioggerellina leggera, quasi piacevole... Piano piano è diventata insistente e oggi quasi non si ricorda più il cielo sereno.L'ombrello! Servirebbe l'ombrello, ma anche quelli sono andati via via rovinandosi e ora non ce ne sono quasi più. È difficile trovarli in giro.

Che fare?

Ci si guarda in giro e ci si sente persi. Tutti corrono, non si riesce più a riflettere su se stessi e sulle proprie necessità, sul proprio futuro. È difficile progettare la propria vita oltre la giornata di domani, e si è incapaci di riflettere in modo critico sulle proprie conoscenze e su ciò che ci circonda.Oggi ci troviamo in una condizione davvero drammatica: il colore è il nero. Buio.

E piove.

Una decina di anni sono passati dall'ultima volta in cui si è provato a trasformare la scuola in un'istituzione che fosse maggiormente efficace, che cercasse di legare i cittadini con i cittadini, con il territorio e con il possibile. Si è cercato di vedere nel futuro dei giovani studenti e del paese, due cose che coincidono, ma è stata scelta un'altra via. Così è cominciato a piovere e, piano piano, la pioggia si è diffusa in tutti i settori della vita pubblica.

Oggi il contesto sociale è di una povertà che spaventa, fa paura. Non le persone, attenzione, ma il contesto, ciò che circonda le persone. Una povertà culturale che sta toccando tutti i settori della società, proprio come la pioggia che lentamente si allarga a tutti i terreni.

I media trasmettono informazioni adulterate che cercano di mantenere una costante attenzione sul presente e sulla sua precarietà, quando addirittura non mostrano situazioni così drammaticamente disperate e così drammaticamente condannate che riescono a cancellare anche quello. La prima volta che è stato dato l'allarme, questo è stato ignorato.

La scuola, l'istruzione, l'educazione, la formazione, l'università: si era sentito il bisogno di rispettare e difendere le conoscenze e le coscienze.

Ma da lì in avanti la strada è stata tutta in discesa e non verso il domani, ma verso l'oggi. Ognuno ha raccolto i propri desideri, li ha ritirati ben bene in attesa di momenti migliori e ha vissuto un attimo attuale e infinito che non accenna a terminare. I desideri chi li ricorda più ora? Chissà dove siano stati ritirati e chissà quali fossero.

Intanto gli anni passano.

Barattare il proprio futuro per un momento di presente è il più grande errore che si possa fare. Il proprio futuro è quello di tutti, si lotta per i diritti di tutti e si costruisce insieme un domani comune. Il presente è egoismo, nel senso più nobile del termine, ma solitudine.

La scuola si è piano piano spostata dal futuro al presente e ora si sta rendendo conto che il presente non le compete, non riesce a immaginarlo e a trasformarlo.

Il presente. La recente riforma della scuola si inserisce sulla strada maestra tracciata dalle amministrazioni succedutesi nel corso dell'ultimo decennio, tutte con idee ben chiare orientate al risparmio e incuranti del valore sociale dell'istituzione; ora è arrivata la fine.

Si pensa alla scuola e ai docenti in termini di puro risparmio. E molti insegnanti vivacchiano a spese della pubblica amministrazione.

Il problema è che sono gli insegnanti la risorsa principe della scuola, sui quali non si è più voluto investire, e che oggi si trovano a dover gestire una istituzione che non può reggersi da sola e ha bisogno di risorse, tante risorse.

Com'è lontana Lisbona.

Le famiglie, un po' frastornate, vivono i cambiamenti nella formazione dei propri figli a cavallo tra un male necessario, una scelta e una protesta politica. Tanto la vita è maestra di per sé, la scuola è altro, è sempre stata altro. In poche occasioni si è riflettuto sul valore delle istituzioni, di tutte le istituzioni per la propria vita e ancor meno sono state anteposte le istituzioni alle persone nei momenti di partecipazione alla vita della nazione.

Alcuni piangono, ma le lacrime vengono cancellate dalla pioggia.Tutte le ricerche internazionali recenti, soprattutto quelle legate all'attuale crisi economico finanziaria, hanno tracciato un sentiero da percorrere per garantire una veloce uscita dal tunnel della recessione: la pubblica formazione.Lo ha detto la Banca Mondiale, lo ha detto l'Organizzazione per lo Sviluppo e la Cooperazione in Europa (OCSE), lo ha detto l'Unione Europea, lo ha detto la nuova amministrazione americana, lo ha detto anche questo febbraio il Fondo Monetario Internazionale. Molti paesi lo fanno. Le migliori strategie per combattere la crisi consistono nell’investire nella pubblica formazione e nell'educazione dei propri giovani. Creare cittadini, cittadini informati, informati e consapevoli delle proprie risorse e del proprio futuro.

Ma non sempre ciò è utile.

Viene il dubbio che la crisi interessi, sia utile, che in realtà sia una strategia utile per fare cassa. Condizioni di precarietà e di difficoltà piuttosto serie permettono una confusione facile da pilotare o da stigmatizzare.

Lo vediamo tutti: la situazione sociale sta drammaticamente crollando come un castello di carte, i valori economici sono guidati dai poteri forti, i diritti di tutti sono limitati da quelli della maggioranza, la giustizia è ridotta ad una somma di opinioni mediatiche.Lo stato di diritto si sta lentamente dissolvendo davanti ai nostri occhi, ma accorgersene non sempre è così facile; un po' perché l'abitudine al presente non permette di vedere nel futuro, e un po' perché il futuro non si riesce proprio a vederlo: è assente, buio, nero!

Piove e continua a piovere. Si intravede un forte temporale.

È ora di impegnarsi in prima persona nella costruzione della conoscenza, delle persone e dell'informazione, una informazione critica che parta da dati reali e si muova verso un obiettivo consapevole di futuro che coinvolga tutti e tutto.Bisogna dare il nostro contributo per tutti, ne va di noi stessi. Bisogna prescindere da tutto ciò che ci circonda e lottare per la conoscenza, di tutti.

Costruiamo gli ombrelli!

Facciamo vedere come si fa.

Fabrizio Ferrari